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Pensioni, Come andare in pensione anticipata dopo la naspi

Nonostante l'intervento della legge di bilancio per il 2018 restano di tutta evidenza le discriminazioni nell'accesso all'Ape sociale ed al beneficio precoci per i disoccupati. 

L'intervento del legislatore operato con la legge di bilancio per il 2018 ha solo temperato in alcuni punti le discriminazioni circa le platee dei lavoratori disoccupati che hanno diritto ad un anticipo della pensione in virtu' della loro debolezza e fragilità economica. 

Come noto, anche nel 2018, i lavoratori disoccupati possono ottenere l'Ape sociale, un sussidio di accompagnamento alla pensione di vecchiaiaa condizione di avere raggiunto il 63° anno di età unitamente ad almeno 30 anni di contributi. Oppure possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi, a prescindere dall'età anagrafica, se hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età. Se questo è il quadro generale restano, tuttavia, molte condizioni e restrizioni solo parzialmente smussate dall'intervento operato dalla legge 205/2017 (legge di bilancio per il 2018). 

Per godere degli anticipi sopra citati i lavoratori devono trovarsi in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro (subordinato) per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell'ambito della procedura di conciliazione obbligatoria (quella cioè che si attiva per le imprese che impiegano più di 15 dipendenti, ex art. 7 della legge 604/1966 a seguito ad un licenziamento per giustificato motivo oggettivo), e devono aver concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante (si pensi alla Naspi, all'Aspi, all'indennità di mobilità, allo speciale trattamento edile) da almeno tre mesi. In sostanza per godere degli anticipi il lavoratore deve rispettare determinate causali di cessazione del rapporto di lavoro, deve quindi essere ammesso alla Naspi o ad altro ammortizzatore sociale e, al termine dello stesso, potrà godere dell'Ape Sociale o del Beneficio Precoci. 

Con riferimento alle cause della disoccupazione restano, pertanto, esclusi dalla possibilità di conseguire gli anticipi i lavoratori dipendenti che hanno risolto in via consensuale il rapporto di lavoro o che si sono dimessi. Costoro non hanno diritto nè alla naspi nè tanto meno all'Ape sociale o al pensionamento con 41 anni di contributi. Restano pure esclusi coloro che, pur integrando le causali sopra descritte, non abbiano percepito la prestazione contro la disoccupazione potenzialmente loro spettante (es. per mancata proposizione della domanda nei termini previsti dalla legge o per mancanza dei requisiti contributivi ivi richiesti). 

Contratti a termine

Se la disoccupazione è invece conseguenza della scadenza di un contratto a termine occorre distinguere: dal 1° gennaio 2018 - per effetto della legge 205/2017 sono ammessi alla fruizione dell'Ape sociale anche i lavoratori che siano in stato di disoccupazione a seguito della scadenza del contratto a termine purchè possano vantare almeno 18 mesi di lavoro dipendente negli ultimi 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. L'indicata agevolazione, si noti bene, non è stata prevista per i lavoratori precoci. Anche con riferimento a questi soggetti è necessario aver fruito per intero la disoccupazione indennizzata.

Autonomi Disoccupati

Restano ancora tagliati fuori tout court i lavoratori autonomi che hanno cessato definitivamente l'attività (sino allo scorso anno tali soggetti potevano godere dell'indennizzo per la chiusura dell'attività misura che, tuttavia, non è stata prorogata nel 2017) nè i collaboratori coordinati e continuativi in stato di disoccupazione al termine della dis-coll. Gli autonomi possono accedere, infatti, agli anticipi gratuiti solo se invalidi o se assistono il familiare disabile.  

La tavola sottostante - elaborata da PensioniOggi - mostra la potenziale insorgenza del diritto agli anticipi pensionistici (Ape Sociale e Beneficio Precoci) dopo la scadenza di un ammortizzatore sociale (naspi o indennità di mobilità) a seconda della causale che ha determinato la cessazione del rapporto di lavoro. 

Con l'APE social effetti neutri sulla pensione
L'APE sociale non ha effetti negativi sulla pensione dato che l'intera operazione è a carico dello Stato e non del lavoratore (come accade nell'APE di mercato). Nello specifico il valore dell'APE sociale è rapportato all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso all'indennità stessa entro un tetto massimo mensile di 1.500 euro lordi non rivalutabili annualmente. Ad esempio chi avesse diritto ad una pensione lorda di 1.800 euro al mese vedrà un sussidio più basso della pensione, pari a 1.500 euro. L'APe sociale non prevede, inoltre, l'attribuzione di contribuzione figurativa sulla posizione assicurativa del lavoratore (a differenza della Naspi o dell'indennità di mobilità), dunque una volta raggiunta l'età pensionabile l'entità della pensione non subirà alcun aumento sostanziale. Alla luce di ciò si può dire, pertanto, che l'APE sociale ha un effetto praticamente neutro sulla pensione finale.  

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