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Rottamazione delle licenze, beffato chi ha chiuso l'attività entro il 31 dicembre 2018

Contro l'interpretazione dell'Inps un gruppo crescente di ex commercianti e agenti di commercio promette battaglia. "Impensabile escludere coloro che hanno rottamato la licenza nel biennio 2017-2018"

La stabilizzazione dell'indennizzo per la cessazione definitiva dell'attività commerciale non vale per tutti. Sono tagliati fuori coloro che pur avendo tutti i requisiti richiesti dalla legge hanno chiuso l'attività tra il 1° gennaio 2017 ed il 31 dicembre 2018. Vale a dire nel periodo intercorrente tra l'ultima proroga, scaduta il 31 dicembre 2016, e la stabilizzazione offerta con la legge di bilancio per il 2019 che, per l'appunto, è entrata in vigore il 1° gennaio 2019. Chi ha chiuso l'attività in questo lasso di tempo resta praticamente fuori dal sussidio, in un limbo.

L'interpretazione seguita dall'Inps con la Circolare 77 dello scorso 24 maggio (già anticipata la scorsa settimana su PensioniOggi) scontenta gran parte della platea dei potenziali beneficiari che, dopo una lunga attesa, aveva sperato nella misura. "E' una limitazione assurda - denuncia Antonia in una lettera indirizzata alla nostra redazione - perchè la legge di bilancio non fa riferimento ad alcuna data circa la chiusura dell'attività lavorativa". "Questa condizione, del tutto arbitraria, sta determinando il rigetto di tutte le domande presentate sino ad oggi, dato che il 99% di esse si riferiscono a cessazioni avvenute nel biennio 2017-2018". "Che senso ha rendere strutturale questo indennizzo che consiste peraltro in una somma minima, di poco superiore a 500 euro al mese, per poi negarlo ad una così ampia platea di persone?".

Più duro ancora il giudizio di Ernesto che ha chiuso un'attività di piccola vendita al dettaglio nel 2017 a causa della spietata concorrenza della grande distribuzione e del commercio elettronico. "Oltre al danno la beffa. Dopo 30 anni di attività mi sono dovuto arrendere a causa dei debiti e dei margini sempre più risicati, non c'erano più le condizioni per tenere aperto il negozio" ci scrive. "Speravo in sussidio economico almeno minimo per raggiungere l'età per la pensione di vecchiaia che la Fornero mi ha spostato al 2022, niente di niente, ancora oggi mi sostengono i miei figli. Nel 2017 avevo confidato nell'ape sociale, credevo di averne i requisiti ma l'Inps mi ha bocciato la domanda per ben due volte, secondo loro non versavo in stato di disoccupazione, ero un lavoratore autonomo. Quindi niente sostegno. A fine anno ho saputo della proroga della vecchia rottamazione delle licenze, doveva essere la volta buona e mi sono affrettato già a Gennaio a fare domanda. Dopo qualche mese invece di nuovo la doccia gelata. Ieri ho ricevuto un preavviso di diniego all'istanza in quanto la mia attività è cessata prima del 2019. Per loro non sono indennizzabile". "Siamo praticamente dei nuovi esodati, per cavilli e paletti non riusciamo ad entrare in alcuno strumento di tutela".

Contro questa interpretazione i diretti interessati promettono battaglia in tutte le sedi, ad iniziare dai Ministeri Vigilanti. Il primo passo, ci scrive Franco, è chiedere un incontro presso il Ministero del Lavoro con i rappresentati del Governo affinchè venga dato l'impulso politico alla revisione della Circolare 77. Anche sindacati ed associazioni si stanno attivando in tal senso. La speranza è che presto questo vincolo possa essere superato.

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