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Novità in arrivo per le partite Iva. Come già annunciato dal premier due giorni fa, il governo farà una parziale retromarcia sulle norme relative alla fiscalità di vantaggio introdotte con la legge di Stabilità 2015. C’è un «errore» nella norma che aumenta i contributi per le partite Iva (fino al 33% nel 2018, a livello dei lavoratori dipendenti), ha confermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti intervenendo questa mattina a Radio Anch’io (Rai 1) e per rimediare l’esecutivo «non aspetterà la prossima legge di stabilità».

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Zedde

La legge di stabilità ha introdotto una deroga alle "penalità" nei confronti dei lavoratori che accederanno alla pensione dal 1° gennaio 2015 con meno di 62 anni. Da chiarire gli effetti sulle pensioni già decurtate.

Kamsin Da quest'anno si potrà andare in pensione anticipata al perfezionamento di 42 anni e mezzo di contributi (41 anni e mezzo le donne) senza piu' dover guardare all'età anagrafica per evitare di far scattare le penalizzazioni. Il taglio dell'1-2% sulle quote retributive dell'assegno è stato sterilizzato sino al 2017 dal comma 113 dell'articolo unico della legge di stabilità 2015 (legge 190/2014).

Prima della modifica in parola il decreto legge 201/2011 aveva previsto che qualora l'accesso al pensionamento avvenga con età inferiori a 62 anni, trovino applicazione le penalità legate all'età pari all'1 % per ogni anno di anticipo rispetto ai 62, elevate al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto ai 60 anni. Subito dopo Dl 216/2011 ha introdotto una deroga alla regola sopra citata prevedendo che la riduzione percentuale non trova applicazione limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, qualora la predetta anzianità contributiva derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l'assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria, per la donazione di sangue, per i congedi parentali di maternità e paternità nonché per i congedi e i permessi concessi ai sensi della legge 104/1992.

Successivamente tali periodi sono stati ampliati dal dipartimento della Funzione pubblica, il quale ha ricompreso nel concetto di prestazione effettiva di lavoro anche le ferie, in quanto diritto costituzionale irrinunciabile. Per l'Inps, costituiscono prestazione effettiva di lavoro anche i periodi chiesti a riscatto per la costituzione della rendita vitalizia se il datore di lavoro ha omesso il versamento obbligatorio dei contributi e questi non possono più essere versati con le normali modalità e non possono più essere richiesti dall'Inps essendo intervenuta la prescrizione di legge (messaggio 219/2013).

L'impianto normativo ha nei fatti fortemente penalizzato soprattutto quei lavoratori che potevano beneficiare di maggiorazioni (come ad esempio per esposizione all'amianto, lavoratori con invalidità superiore al 74%, sordomuti, ciechi) i quali riuscivano a perfezionare il requisito per l'accesso alla pensione anticipatamente rispetto ai 62 anni, si vedevano applicare le citate penalità sulle quote retributive di pensione (A e B). Nella stessa situazione potevano trovarsi anche quei lavoratori che avevano provveduto al riscatto del titolo di studio e coloro che avevano versato contribuzione volontaria. Per scongiurare la penalizzazione gli interessati erano costretti a recuperare i periodi ritenuti penalizzanti una volta perfezionato il requisito contributivo richiesto. In alternativa l'interessato doveva/poteva attendere il compimento dei 62 anni.

La legge di stabilità ora semplifica il tutto. Dal 1° gennaio 2015 e sino al 2017 chiunque raggiungerà i 42 anni e mezzo di contributi (41 anni e mezzo per le lavoratrici) non avrà applicata la decurtazione.

La tabella sopra mostra come cambiano nel tempo i requisiti per evitare l'applicazione della penalizzazione qualora si conseguano i requisiti contributivi utili per la pensione anticipata. Si ricorda, inoltre, che il decreto 16 dicembre 2014 ha preso atto dell'incremento della speranza di vita registrato dall'Istat pari a 4 mesi e dunque tale periodo dovrà essere aggiunto ai requisiti attualmente vigenti. Quindi, l'accesso al pensionamento anticipato, nel triennio 2016/2018, sarà subordinato al raggiungimento di 41 anni 10 mesi di contributi per le lavoratrici e di 42 anni e 10 mesi per i lavoratori.

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Zedde

I tributaristi da tempo sono promotori di pressioni sulla politica per un intervento nel settore della previdenza e in particolare per i professionisti titolari di partita Iva nella Gestione separata dell'Inps. Convegni e tavole rotonde hanno messo in evidenza la forte disparità di trattamento di questo settore professionale nei confronti del resto del comparto coperto dalle Casse di previdenza. Kamsin I veri professionisti con partita Iva non iscritti a ordini professionali e ora regolamentati dalla legge 4/2013 sono obbligati all'iscrizione Inps gestione separata che ha tre grosse problematiche: 1. non consente la ricongiunzione dei contributi; 2. provoca la perdita di contribuzione nel caso di versamenti inferiori ai cinque anni «i cosiddetti contributi silenti»; 3. ha delle aliquote insostenibili.

Cerchiamo di spiegare i vari punti: 1. Nella carriera lavorativa ci sono vari tipi di contribuzioni: commercianti, artigiani, lavoro dipendente ecc. Ebbene al momento della pensione si raduna il tutto e si sommano anni e monte contributivo per determinare la pensione. Questa regola non vale per la gestione separata. Prima ingiustizia!

2. Questa prima ingiustizia ne crea una seconda ancora più grave perché i contributi di vari anni da 5 a 10 anni possono andare perduti proprio perché non ricongiungibili. Sono i contributi pagati durante la carriera lavorativa per co.co.co., lavori a progetto, brevi periodi di lavoro autonomo proprio dai soggetti più deboli che debbono subire questa contribuzione perché i datori di lavoro cercano di mascherare il lavoro dipendente troppo oneroso. Ebbene se non si hanno almeno 5 anni di contribuzioni con un reddito minimo di circa 15 mila euro annui si perde tutto.

3. Dal 1° gennaio 2015 l'aliquota contributiva, grazie alla Riforma Fornero è del 30% e arriverà al 33%! Nessuno paga un'aliquota così pesante. Le commissioni lavoro del governo Berlusconi avevano concordato una Riforma più equa ma non si è fatto nulla per problema di cassa. Il governo Monti con la Fornero ha peggiorato la situazione. Il governo Letta aveva bloccato l'aliquota così come il governo Renzi nel dicembre 2013. A dicembre 2014 sono stati bloccati tutti gli emendamenti così che ci troviamo con lo spettro del 33%.

Il premier Matteo Renzi ha pubblicamente dichiarato l'impegno per le Partite Iva; il presidente della Commissione lavoro della camera Cesare Damiano così come la vicepresidente Renata Polverini hanno promesso un serio intervento per una equa riforma. Programmi Rai Tv tra i più seguiti tipo Ballarò e Report hanno più volte approfondito il problema. Non possiamo più attendere! Non potremo sicuramente sostenere un onere così elevato nell'anno 2015. Ad alta voce chiediamo un intervento immediato del governo per porre fine a queste profonde ingiustizie.

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A cura dell'ufficio stampa dell'Associazione Nazionale Consulenti Tributari

Una risoluzione Pd punta a elevare tutte le soglie di ricavi o compensi per l'accesso al nuovo forfettario al di sotto dei 30mila euro.

Kamsin Alcuni deputati Pd presenteranno oggi una risoluzione in Commissione Finanze alla Camera ed un emendamento al decreto legge milleproroghe per modificare il regime forfettario delineato dalla legge di stabilità e finito al centro di critiche per l'inasprimento del prelievo fiscale rispetto ai minimi con imposta sostitutiva al 5 per cento.

L'obiettivo è elevare tutte le soglie di ricavi o compensi per l'accesso al nuovo regime forfettario al di sotto dei 30mila euro e dare una boccata d'ossigeno a professionisti, agenti di commercio, partite iva del settore immobili e costruzioni e dei commercianti ambulanti che altrimenti rischierebbero, con le attuali soglie (tra i 15 e i 20mila euro) di uscire rapidamente dal regime agevolato e perdere le semplificazioni, a partire dall'anno d'imposta successivo.

In cantiere c'è anche un emendamento al decreto legge milleproghe, sostenuto dal Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che intende ridurre la percentuale di contribuzione per professionisti senza cassa e freelance iscritti alla gestione separata Inps che da quest'anno è salita dal 27,72 al 30,72% (compresa la quota maternità).  Anche la deputata di Area popolare (NcdUdc) Barbara Saltamartini aveva preannunciato martedì un intervento per fermare l'aumento dell'aliquota sui contributi Inps di autonomi e professionisti.

Duro il giudizio delle associazioni di freelance e partite Iva sull'operato del Governo. Secondo Anna Soru, presidente di Acta: «Finora Renzi ha fatto solo delle promesse e intanto sono entrati in vigore sia i nuovi minimi sia l'aumento  della contribuzione alla gestione separata dell'Inps. Se sommiamo le due voci siamo già oltre il 50% di tassazione a fronte di un sistema di welfare inesistente». In un eventuale provvedimento indirizzato a favorire l'attività e lo sviluppo dei freelance Sorti pensa che si debba intervenire anche sulle detrazioni per le spese professionali. «Le spese di trasferta, solo per fare un esempio, sono plafonate al 2%».

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La Consulta ha invece deciso, in senso negativo, sulla richiesta referendaria di alcune Regioni che avrebbero voluto abrogare la norma che ha avviato la chiusura di una serie di tribunali e uffici giudiziari.

Kamsin Si dovrà attendere ancora qualche giorno per sapere se la riforma delle pensioni del 2011 potrà essere messa in discussione attraverso un referendum popolare. La Corte Costituzionale, che doveva pronunciarsi ieri sull'ammissibilità del quesito abrogativo presentato dalla Lega Nord, ha rinviato la propria decisione a martedì prossimo, 20 gennaio, alle 20,30. In questo modo la Consulta è venuta incontro alle richieste della stessa Lega ed in particolare di Roberto Calderoli, uno dei promotori dell'iniziativa referendaria.

Calderoli aveva chiesto il rinvio lamentando di non aver ricevuto la comunicazione prevista dalla legge e di non aver potuto quindi produrre la memoria a difesa delle proprie ragioni. A detta dello stesso senatore, è stato accertato che la missiva in questione giaceva in un ufficio postale di Milano. Dunque l'incertezza sul destino della legge Fornero, che tra le altre cose ha cancellato le pensioni di anzianzità e ha introdotto il calcolo contributivo per tutti i lavoratori, si prolungherà fino a martedì sera; anche se la maggior parte degli esperti ritiene che il quesito non sia ammissibile, in quanto norma che fa parte - pur se non direttamente - di una legge di bilancio.

Il quesito della Lega propone di abrogare l'articolo 24 del decreto Salva Italia (Dl 201/2011). Se il quesito passasse, osservano i leghisti, sarebbe cancellato il passaggio al calcolo contributivo proquota per le nuove pensioni, e  tornerebbero le pensioni di anzianità e si ridurrebbe l'età per l'assegno di vecchiaia, fissato oggi per gli uomini a 66 anni e tre mesi.

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