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- Reggio Calabria, 12 mag. - "Mi ha fatto sorridere dopo tanti giorni, credo che il mio sorriso sia di per se' la risposta alla sua domanda". Cosi' Amedeo Matacena, l'ex deputato latitante a Dubai, nel corso dell'intervista rilasciata all'AGI su Skype, ha risposto alla domanda sull'ipotesi accusatoria che vorrebbe all'interno del suo patrimonio non solo l'ingente reddito prodotto dalla pluridecennale attivita' di famiglia del traghettamento sullo Stretto di Messina, ma anche soldi di provenienza illecita, da riciclare per conto delle cosche, o comunque le tracce di un'attivita' di favoreggiamento delle cosche attraverso i canali facoltosi di sua conoscenza. "Un'assurdita' - replica Matacena - anche questo e' un abbaglio, una cosa inesistente, bastera' guardare gli estratti conto, mai soldi estranei alle cose regolari sono entrati nelle casse della societa' ne' sono usciti. Non si puo' pensare - ha aggiunto Matacena - che una persona che ha vissuto tutta sua infanzia e la gioventu' sotto scorsa per avere subito diversi tentativi di sequestro di persona, l'ultimo nel 1990, possa anche solo lontanamente avere potuto partorire e mettere in pratica l'idea di agevolare la mafia. Ricordo ancora che non potevo incontrami con una ragazza o con gli amici, se non in macchina alla presenza dei miei due bodyguard. L'Italia - conclude Matacena da Dubai, nei lontani Emirati Arabi - oggi e' questa, condanna quando le testimonianze dicono l'esatto opposto, la legge si interpreta per gli amici e si applica per i nemici". .
- Roma, 12 mag. - "I sondaggisti dicono che non mi conviene entrare nella dinamica dell'Expo, che non mi conviene mischiare la mia faccia pulita con quei problemi. Preferisco rischiare di perdere qualche punto nei sondaggi che perdere una gigantesca opportunita' in termini di investimenti e posti di lavoro". Lo ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, lasciando Palazzo Chigi per recarsi al Nazareno. .

- Roma, 12 mag. - "Questo Signor Matacena io non me lo ricordo. Sara' stato deputato di Forza Italia vent'anni fa ...". Cosi' Silvio Berlusconi liquida, intervistato da Tgcom24, ogni frequentazione del suo partito da parte dell'ex parlamentare. Secondo l'ex cavaliere "l'Expo e' superimportante, e' stato il mio governo a chiamare tanti stati a partecipare. E' un vanto del mio governo e guai se le cose non fossero perfette il giorno dell'apertura. I fatti scoperti non riguardano la mia parte politica, non ci entriamo per niente. Penso che dobbiamo affrontare questo problema con determinazione ma senza pensare che ci sia uno scandalo che possa far risalire a tangentopoli", ha aggiunto.

Quanto a Dell'Utri, "e' da vent'anni che e' sottoposto alla tortura di chi lo accusa probabilmente perche' mi e' stato vicino dall'inizio di Forza Italia", dice Berlusconi. "Ho espresso dolore per la condanna della Cassazione. Lo conosco dall'universita', e' una delle migliori persone che abbia avuto modo di conoscere, e' il piu' importante bibliofilo italiano e' un cattolico praticante", ha aggiunto.

Poi promette: "Alle casalinghe garantiremo sicuramente una pensione fino a mille euro al mese". Dei mille euro, ha spiegato, "800 sono la minima piu' 200 che arriveranno dal fondo per le casalinghe che sosterremo". "In questo modo - ha concluso - le casalinghe potranno guardare con serenita' al futuro".

"Sul governo Renzi sono pessimista", dice ancora Berlusconi, e "Renzi e' il presidente di un governo di sinistra, sostenuto in Parlamento dalla sinistra, che fa le cose che la sinistra ha sempre fatto: finora ha solo aumentato le tasse". Altra promessa: "Vogliamo eliminare Equitalia e tornare all'Agenzia delle Entrate e alle Regioni. Equitalia - ha sostenuto Berlusconi - funziona come un'azienda che mira all'utile con premi di produzione sia ai funzionari che ai dirigenti". Secondo il leader di Forza Italia i contribuenti che hanno avuto a che fare con Equitalia "hanno avuto la sensazione di aver incontrato uno stato ostile e nemico". .

Niente da fare per l'invio del bollettino precompilato a casa dei contribuenti per il pagamento della Tasi. Mancano i tempi tecnici per l'invio del documento per giugno. I contribuenti di fronte al rebus della Tasi.

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Ormai è chiaro che, per il pagamento della Tasi non ci sarà l'invio dei bollettini precompilati con gli importi da pagare per evitare ai contribuenti di fare errori e recarsi nei Caf o dai Commercialisti per l'appuntamento del 16 Giugno. L'acconto insomma sarà «fai da te» e, molti elementi lasciano prevedere che lo stesso accadrà al saldo di dicembre.

Infatti le regole per il pagamento dell'acconto saranno lineari solo nei Comuni che approveranno le delibere entro il 23 maggio e le pubblicheranno sul sito del MEF entro il 31 maggio. Per i Comuni ritardatari, i proprietari di sola abitazione principale saranno esentati dalla prima rata e pagheranno tutto a dicembre; chi possiede altri immobili invece, dovrà pagare l'Imu in base alle aliquote 2013 e la Tasi allo 0,5 per mille - cioè la metà del parametro standard dell'1 per mille - perchè dovranno parametrarla su un possesso di sei mesi. 

Il rischio è di generare un meccanismo di rimborsi e restituzioni. Infatti nei Comuni che nel 2013 hanno stabilito un'aliquota Imu del 10,6 per mille e non pubblicheranno le aliquote 2014 entro il 31 maggio, i proprietari dovranno pagare un acconto Imu del 5,4 per mille (la metà del 10,6) e un acconto Tasi dello 0,5 per mille. L'acconto quindi sarebbe misurato su un'aliquota teorica (fuori limite), dell'11,6 per mille. Se poi il Comune deciderà di non applicare la Tasi su questi Immobili si dovrà procedere al rimborso.

Ma i problemi ci saranno anche nei Comuni che hanno già deliberato e pubblicato le aliquote. Per le abitazioni principali infatti, i Comuni possono aver stabilito particolari detrazioni legate al valore catastale, al numero dei figli o al reddito del nucleo familiare. I contribuenti dovranno quindi analizzare i meccanismi di funzionamento delle detrazioni per evitare di fare errori.

Dubbi anche su come devono comportarsi i proprietari delle abitazioni date in affitto.  La regola dell'acconto Tasi con aliquota standard nei Comuni che non pubblicano le delibere con le aliquote entro il 31 maggio, riguarda infatti anche le abitazioni con inquilini che devono pagare una quota che oscilla dal 10 al 30% della Tasi, e che deve essere scelta dal Comune. Non essendoci un parametro standard non si comprende quindi che cosa paghino gli inquilini in acconto.

L'acconto Imu, applicato con le aliquote 2013 nei Comuni che non pubblicano le delibere con le aliquote entro il 31 maggio, comporta anche problemi per le abitazioni di residenti all'estero e anziani lungodegenti, che potrebbero essere successivamente assimilate all'abitazione principale. Anche in questo caso, in acconto si pagherebbe un'Imposta poi non dovuta in base alle regole definitive; problemi che sussistono anche per gli Immobili in comproprietà utilizzati come abitazione principale solo da alcuni proprietari. In questo caso, il problema riguarda anche l'acconto nei Comuni che non pubblicano le aliquote entro il 31 maggio, dal momento che le abitazioni principali non pagano, mentre le altre sì.

Poletti: "Bisogna avere il coraggio di cambiare. E' una questione di equità verso i ragazzi che sono disoccupati. Se una cosa conquistata nel 1964 va bene in eterno, allora non faremo mai niente"

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 "Se il diritto acquisito è un privilegio ingiustificato" allora "non si deve tenere", "bisogna avere il coraggio di dire che ci sono delle cose che non ci stanno, perché ingiuste". Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in occasione di un convegno organizzato dal Pd sul Jobs Act, a Roma la settimana scorsa.

Secondo il ministro "bisogna misurarci con un dato di equità" o meglio "dobbiamo misurarci con i ragazzi che non hanno ancora cominciato a lavorare". Per Poletti infatti è iniquo che mio figlio o mio nipote, un ragazzo di vent'anni, non possa avere le condizioni minimali di garanzia e tutela e non che io possa mantenere quello che mi sono acchiappato nel '75".

 Contro il sindacato il ministro è duro: "Forse ci sono delle cose che erano giuste nel '62 ma non lo sono più nel 2014", ha spiegato Poletti. Anche perché, "se cominciamo ad accettare che una certa cosa conquistata nel 1964 va bene in eterno, allora noi non faremo niente". E ha aggiunto: "di gente che ha conquistato cose nel '64-'65 ne abbiamo in una quantità industriale".  Per Poletti bisogna rimettere in discussione temi che sino ad oggi non lo sono mai stati, tra cui anche la possibilità di rivedere l'applicazione dell'articolo 18 sul quale, ricorda il ministro, ci saranno dei temperamenti con il contratto a tutele crescenti che il governo presenterà nel secondo round delle misure del cd. jobs act.

Il ministro ha ricordato anche che il decreto lavoro è in dirittura d'arrivo. Oggi alla Camera partirà l'esame per dare la terza ed ultima lettura alla legge di conversione del decreto 34/2014.  Il decreto deve essere convertito entro il 19 maggio, pena la sua decadenza.

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