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I tecnici del Ministero dell'Economia lavorano ad un primo decreto delegato che riscrive le accise sulle sigarette per riequilibrare il mercato e i punti di maggiore criticità.

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Con la delega fiscale potrebbe arrivare anche una rivisitazione della normativa fiscale sui tabacchi e prodotti derivati. I tecnici del Ministero dell'Economia stanno infatti lavorando ad un primo decreto delegato che riscrive le accise sulle sigarette per riequilibrare il mercato e i punti di maggiore criticità. A causa della crisi dei consumi e del calo del consumo di tabacco tra le nuove generazioni il settore ha fatto registrare 600 milioni in meno di entrate per la Casse dello stato rispetto al 2012. 

Il Governo è intenzionato ad introdurre il cd. onere fiscale minimo, un prelievo che sarà chiamato a sostituire l'accisa minima con una percentuale (tra il 90 e il 100%) dell'imposta che colpisce il prezzo medio ponderato delle sigarette. L' onere fiscale minimo sarà determinato non più sul prezzo del prodotto più venduto sul mercato ma in percentuale sul prezzo medio ponderato determinato sulla base delle analisi dell'andamento del mercato dell'anno precedente. La misura allo studio del Governo dovrebbe, dunque, innescare un aumento dei prezzi delle sigarette del segmento più basso, che oggi si attesta tra 3,8 e 4 euro.

Per quanto riguarda la cd. "specifica", peraltro già aumentata da marzo 2014 dal 6% al 7,5% in base alle normative Ue, il governo potrebbe lasciarla al livello attualmente in vigore dal marzo scorso, anche se la media Ue sulla "specifica" è del 42 per cento. Novità potrebbero arrivare anche sulla tassazione delle sigarette elettroniche e l'esclusione degli apparati elettronici (cavi usb, batterie).

Potrebbe arrivare la tanto attesa sanatoria per gli inquilini che hanno denunciato gli affitti in nero imposti dai proprietari conseguendo un canone ridotto per quattro anni.  E' questa la novità contenuta negli emendamenti al Decreto Legge 63/2014 all'esame delle Commissioni Lavori Publici del Senato che dovrebbe arrivare oggi in Aula.

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Con gli emendamenti presentati si fanno salvi, fino alla data del 30 giugno 2014, tutti i rapporti giuridici generati dai commi 8 e 9 dell'articolo 3 del Dlgs 23/2011, norma poi bocciata dalla Consulta con la sentenza 50/2014; la novità consentirebbe in pratica fermare le eventuali rivalse da parte dei proprietari che erano stati denunciati dagli inquilini, e si erano visti imporre per quattro anni l'adozione di canoni non superiori al triplo della rendita catastale con uno sconto fino all'80% rispetto agli affitti di mercato, e che la Consulta ha cancellato per «eccesso di delega» perché contenuta in uno dei decreti attuativi del federalismo fiscale. 

Negli emendamenti c'è anche un rilancio dell'Imu fissa al 4 per mille per il 2014 sugli immobili concessi in locazione a canone concordato.

Maggiore cautela nell'assegnazione delle sospensive, inasprimento delle sanzioni per dissuadere dalle liti temerarie, giro di vite sulle incompatibilità dei magistrati.

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La Riforma della Pubblica Amministrazione che sarà discussa dopo le elezioni europee conterrà anche, secondo le intenzioni di Renzi, alcune modifiche sulla giustizia amministrativa. E' quanto ha affermato il premier nella conferenza stampa dello scorso venerdì santo in cui ha lanciato un intervento di riforma della giustizia amministrativa. I punti chiave dell'esecutivo sono la maggiore cautela nell'assegnazione delle sospensive, un inasprimento delle sanzioni per dissuadere dalle liti temerarie ed un giro di vite sulle incompatibilità dei magistrati.

La questione delle sospensive ha detto il premier sono una vera spina nel fianco per molte imprese perchè inceppano l'economia bloccando gli appalti fino all'udienza di merito. Per Renzi si dovrebbero fissare tempistiche certe: in caso di appalti l'udienza di merito va fissata entro 30 giorni dall'ordinanza di sospensione cautelare. In via perentoria però (perchè attualmente il termine è già quello ma viene praticamente sempre dilatato lasciando ai tribunali una grande elasticità nella fissazione dell'udienza).

Inoltre, per fare in modo che lo strumento della sospensiva non si trasformi in un modo per dilazionare il contenzioso, bisognerà, a detta dell'esecutivo, inasprire le sanzioni; e introdurre filtri più efficaci contro tutte le liti temerarie. I vincoli già esistono nel codice – sanzione pecuniaria non inferiore al doppio e non superiore a cinque volte il contributo unificato (articolo 26, comma 2) – ma attualmente non appaiono in grado di fermare il prodursi di contenzioso "temerario".

Piu' deciso invece il taglio ai tanto discussi incarichi extra dei magistrati di Tar e Consiglio di Stato, su cui il premier vuole dare una robusta stretta per limitare quelle attività che danno luogo a significativi arrotondamenti della retribuzione che le toghe continuano a svolgere.

La Camusso chiede con urgenza a Cisl e Uil di aprire una ver­tenza per assi­cu­rare una pen­sione ai gio­vani, riva­lu­tare quelle attuali e intro­durre un’uscita fles­si­bile.

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Da Rimini, aprendo il XVII Con­gresso della Cgil, Susanna Camusso attacca Renzi e lo accusa di attuare "una logica dell’autosufficienza della poli­tica" che "sta deter­mi­nando una tor­sione demo­cra­tica verso la gover­na­bi­lità a sca­pito della par­te­ci­pa­zione". C'è una forte "insofferenza verso la con­cer­ta­zione — spiega la Camusso — e la man­canza di equi­li­brio dei poteri nella nuova legge elet­to­rale e nella riforma costi­tu­zio­nale".

La segretaria boccia poi il decreto Lavoro: "Aumenta la pre­ca­rietà, men­tre noi vor­remmo discu­tere di sta­bi­lità. Si fac­cia dav­vero un con­tratto unico a tutele cre­scenti, si sem­pli­fi­chino tutte le altre forme, lascian­done in piedi 3: con­tratto a ter­mine cau­sale, som­mi­ni­stra­zione, appren­di­stato. E un lavoro auto­nomo auten­tico, di cui vanno defi­niti i diritti uni­ver­sali, a par­tire dalla maternità". E lancia però la sua proposta al governo Renzi: un programma di quattro punti "come i lati del qua­drato rosso Cgil". Prima di tutto la Cgil chiede l'uni­fi­cazione della cassa ordi­na­ria e straor­di­na­ria, per esten­derle a tutti i set­tori e dimen­sioni di impresa. "Va supe­rata la cassa in deroga, ma uti­liz­zando l’intervento pub­blico per i con­tri­buti figu­ra­tivi e un’indennità di disoc­cu­pa­zione che copra anche gli atipici" ha detto il leader Camusso.

L’altro lato del qua­drato è quello delle pensioni: Susanna Camusso chiede "a Cisl e Uil di aprire una ver­tenza per assi­cu­rare una pen­sione ai gio­vani, riva­lu­tare quelle attuali e intro­durre un’uscita fles­si­bile". Nes­sun det­ta­glio ulte­riore, ma forse è utile ricor­dare che la Cgil in pas­sato si era espressa a favore dell’ipotesi emersa durante l’ultimo governo Prodi, quando si par­lava di garan­tire ai lavo­ra­tori almeno il 60% della retri­bu­zione media per­ce­pita. Gli attuali coef­fi­cienti assi­cu­rano molto meno, pen­sioni pra­ti­ca­mente da fame per i giovani.

Il terzo punto riguarda il fisco. La Cgil torna a pro­porre la patri­mo­niale, ovvero una tas­sa­zione dei ric­chi; chiede che la resti­tu­zione avviata con gli 80 euro sia estesa a pen­sio­nati e inca­pienti; sostiene il ripri­stino del reato di falso in bilan­cio, l'uni­fi­cazione delle ban­che dati e l'abbassamento della soglia di trac­cia­bi­lità del con­tante a 300 euro.

Infine, il quarto lato del qua­drato rosso è contro lo sfruttamento del lavoro precario. Mag­giore tutela di chi lavora in appalto, can­cel­lando l’articolo 8. Com­ple­tare la legi­sla­zione con­tro il capo­ra­lato. Rior­di­nare il mondo delle coo­pe­ra­tive: un attacco fron­tale ine­dito nella sto­ria della Cgil. "Ci indi­gniamo — dice Camusso — quando si usano appalti alla qua­lun­que, si disdet­tano gli accordi come una qual­siasi mul­ti­na­zio­nale, se la pre­senza del ’socio’ lavo­ra­tore è solo un pre­te­sto per non appli­care i con­tratti. Si pub­bli­chino i rego­la­menti, si appli­chino i contratti".

Si amplia la possibilità di ricorrere al prepensionamento per i dipendenti pubblici in esubero nella propria amministrazione; le uscite non potranno essere utilizzate per fare spazio a nuovi assunti più giovani, ma dovranno servire a ridurre stabilmente il personale e generare risparmi di spesa.

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Con la circolare della funzione pubblica 4/2014 firmata dal Ministro Marianna Madia vengono nuovamente fissate le modalità di attuazione delle norme a suo tempo varate nel Dl 95/2012 e poi modificate con il Dl 102/2013. Si tratta dei provvedimenti di spending review varati dal Governo Monti in base ai quali è possibile applicare ai lavoratori delle amministrazioni pubbliche le regole pensionistiche antecedenti alla riforma Fornero nell’ambito delle procedure di mobilità, per smaltire gli esuberi risultanti dai piani di riduzione del personale approvati dalle Pa.

La circolare 4/2014, come già anticipato nella pagine di Pensioni Oggi nei giorni scorsi, segue peraltro un medesimo provvedimento della Funzione Pubblica del 2013 (Circolare della Funzione Pubblica 3/2013) e specifica che le pubbliche amministrazioni, regioni ed enti locali compresi, hanno la possibilità di collocare in pensione i lavoratori in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi validi utili a perfezionare la decorrenza della prestazione pensionistica, secondo le vecchie regole, entro il 31 dicembre 2016. Nel provvedimento si ribadisce, fra l'altro, che il collocamento in "prepensionamento" in deroga alla disciplina vigente non è un diritto soggettivo del lavoratore, bensì di una scelta che opera l'Amministrazione nel contesto dei piani di razionalizzazione degli assetti organizzativi e di riduzione della spesa di personale. Pertanto non può essere invocato unilateralmente dal lavoratore pubblico.

La platea interessata - La norma originaria del 2012 individuava una platea di 24.000 dipendenti teoricamente in esubero, 11 mila nello Stato centrale e 13 mila negli enti territoriali. Di questi circa 8.000 avrebbero già maturato i requisiti per l’uscita entro il 31 dicembre 2011, data limite prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero, preferendo però restare al lavoro. Altri li avrebbero maturati nel 2012 e nel 2013, in modo da poter conseguire la pensione (determinata con le vecchie regole e quindi anche con le “finestre” di un anno) entro il 2014. Poi un successivo decreto legge 102/2013 ha spostato la scadenza finale per l’operazione al 31 dicembre 2016, creando quindi ulteriori spazi.

Di conseguenza si stima che i lavoratori coinvolti possano raggiungere e superare le 20 mila unità; in ogni caso le cifre dipenderanno dalle scelte concrete delle amministrazioni, che poi dovranno verificare con l’Inps le posizioni degli interessati prima di metterli a riposo. Alcune migliaia di posti sono già stati “prenotati” dagli stessi Inps e Inail, nell’ambito dei propri processi di riorganizzazione.

I requisiti per l’uscita sono quelli in vigore fino al 2011, per i quali era poi previsto un successivo e graduale aggiornamento: per quest’anno sono richiesti 65 anni e 3 mesi (con 20 di contributi) per l’uscita di vecchiaia oppure, per l’anzianità, 40 anni di contributi indipendentemente dall’età o ancora la quota 97, con un minimo di 61 anni e 3 mesi di età e di 35 di contributi. Requisiti che vanno raggiunti almeno con 12 mesi di anticipo (15 per i cd. "quarantisti") per rispettare il vincolo della decorrenza della prestazione entro il 31 Dicembre 2016. 

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