Menu
Nel 2017 il caro contributi Inps sale un altro gradino e si attesta al 23,55% del reddito di impresa per gli artigiani e al 23,64% per i commercianti.

La Gestione Artigiani e Commercianti

Il dizionario di Pensioni Oggi

Il fondo pensione per i commercianti e il fondo pensione per gli artigiani sono le gestioni speciali Inps per i lavoratori autonomi a cui devono essere iscritti gli imprenditori artigiani e i commercianti. Assieme al fondo pensione per i coltivatori diretti, coloni e mezzadri e imprenditori agricoli costituiscono le tre gestioni speciali a cui sono iscritti i lavoratori autonomi. Data la forte somiglianza tra le loro regole è utile trattare insieme questi due fondi previdenziali.

I destinatari. Sono tenuti all'iscrizione ai fondi in questione gli imprenditori artigiani e i commercianti. Si ricorda che la legge identifica l'imprenditore artigiano in colui che svolge un’attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazione di servizi escluse le attività agricole e commerciali, di intermediazione nella circolazione di beni o ausiliarie di queste ultime, salvo il caso in cui siano solamente strumentali ed accessorie all’esercizio dell’impresa.

Il Commerciante è, invece, il titolare di un'impresa che opera nel settore del commercio, terziario e turismo e che, a prescindere dal numero dei dipendenti, sia organizzata prevalentemente con lavoro proprio ed eventualmente dei componenti la famiglia. 

La Pensione. I Fondi in parola erogano le tradizionali prestazioni IVS (cioè prestazioni di vecchiaia, di invalidità e trattamenti ai superstiti) previste dall'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti (pensione anticipata, pensione di vecchiaia, assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità e pensione ai superstiti). Nel 2017 per effetto della Riforma Fornero la pensione di vecchiaia può essere conseguita a 66 anni e 7 mesi per gli uomini (66 anni e 1 mese le donne) unitamente a 20 anni di contributi; la pensione anticipata può essere raggiunta con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) a prescindere dall'età anagrafica. Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 c'è un ulteriore canale di uscita: a 63 anni e 7 mesi e 20 anni di contributi a condizione che l'assegno non sia inferiore a 1.255 euro al mese (2,8 volte l'assegno sociale) oppure a 70 anni e 7 mesi di età unitamente ad un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva. La tabella sottostante riporta gli attuali requisiti per il pensionamento.

Si rammenta che dal 1° maggio 2017 anche i lavoratori assicurati presso le predette gestioni sono potenzialmente destinatari degli anticipi introdotti dalla legge di bilancio (l'ape sociale se in possesso di almeno 63 anni e 30 di contributi; il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci) a condizione che rispettino le specifiche condizioni per il conseguimento di tali benefici (ad esempio se risultano invalidi almeno al 74% o se assistono un parente disabile). Si veda: quota 41 e ape agevolato per un approfondimento. In alternativa possono ottenere l'ape volontario (se hanno almeno 63 anni e 20 di contributi) con una penalità ventennale sulla pensione finale o la rendita integrativa anticipata temporanea, la cd. RITA.

Le Aliquote

Con il previsto aumento dello 0,45% annuo, stabilito dalla riforma Fornero, l'aliquota contributiva degli artigiani per il 2017 è attualmente fissata al 23,55%; mentre quella dei commercianti al 23,64%. Quest'ultima risulta leggermente più elevata in quanto contiene al suo interno una maggiorazione pari allo 0,09% (sino al 2018), destinata al cosiddetto fondo per la rottamazione negozi (articolo 5, dlgs n. 207/1996) che interviene nei confronti dei soggetti che hanno cessato l'attività (e restituito la licenza), riconoscendo loro un indennizzo pari al minimo di pensione Inps per la durata massima di tre anni. Sono previste specifiche riduzioni contributive per i pensionati ultra65enni, per i giovani collaboratori con meno di 21 anni, per gli affittacamere e per coloro che sono destinatari del regime forfettario introdotto dalla legge 190/2014 (questi ultimi possono ottenere uno sconto del 35% della contribuzione al prezzo però di un impoverimento della pensione, cfr: Circolare Inps 35/2016). 

Minimale e massimale. Per il 2017 il minimale di reddito ai fini del calcolo della contribuzione dovuta all'Inps è di 14.876,16 euro (47,68, minimale contributivo del settore x 312), che maggiorato di 671,39 euro (ex articolo 6 della legge n. 415/1991) risulta pari a 15.548 euro. Chi ad esempio realizzerà nel 2017 un reddito di impresa pari a 13 mila euro dovrà per forza rapportare il pagamento Inps al minimale. Per l'anno 2017 il massimale di reddito annuo è pari a 76.872 euro ricavato dalla prima fascia del cosiddetto tetto di retribuzione pensionabile (46.123) maggiorato di due terzi. Nella gestione c'è, in realtà, anche un altro massimale. Chi ha iniziato a lavorare e a versare i contributi dopo l'anno 1995, e che quindi oggi ha come massimo 19 anni e qualche mese di anzianità contributiva paga contributi sino ad un reddito pari a 100.324 euro. 

Torna in alto

Articoli Correlati

Pensioni Oggi

Sezioni

Speciali

Strumenti

Seguici