Pensioni, Niente aumenti alla speranza di vita per altri due anni

Eleonora Accorsi Martedì, 05 Ottobre 2021
Lo certifica il 22^ rapporto della Ragioneria Generale dello Stato sull'andamento della spesa pensionistica. Si va verso lo stop agli incrementi anche nel biennio 2023-2024.

La pandemia frena gli adeguamenti dell'età pensionabile anche nel biennio 2023-2024. Si potrà ancora uscire a 67 anni almeno sino al 31 dicembre 2024. L'elevato (purtroppo) numero di morti per la pandemia, infatti, ha causato un brusco calo della «speranza di vita» che, nell'anno 2020, si è ridotta di 1,2 anni, attestandosi a 82 anni: 79,7 anni per gli uomini e 84,4 per le donne. Lo certifica il 22^ Rapporto elaborato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) che aggiorna al 2021 le previsioni di medio-lungo periodo della spesa pensionistica e socio-sanitaria. 

Dal 2013, infatti, i requisiti pensionistici nel sistema pubblico obbligatorio sono stati agganciati all'andamento della speranza di vita ISTAT ed hanno già fatto salire l'età pensionabile di un anno (da 66 a 67 anni) in tre adeguamenti triennali (nel 2013 di 3 mesi; nel 2016 di altri 4 mesi; nel 2019 di altri 5 mesi). Dal 2021 gli adeguamenti sono biennali ma il primo scatto, relativo al biennio in corso, è già saltato perchè era stata registrata una variazione nulla nell'ultimo intervallo temporale di riferimento.

Rispetto alle vecchie previsioni la speranza di vita frenerà la corsa anche nel 2023/2024, quando il pensionamento di vecchiaia resterà a 67 anni invece di salire di tre mesi; aumenterà poi di tre mesi, anziché due, negli anni 2025/2026, 2027/2028, 2029/2030; e infine si assesterà nel 2031-2032 a 68 anni tondi, come previsto prima del Covid. Dopo aumenterà di due mesi ogni biennio sino al 2054. Gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi che hanno acquisito uno sconto strutturale di cinque mesi sull'età pensionabile (dovuto alla sospensione dell'adeguamento scattato nel 2019) mantengono a regime una riduzione di cinque mesi rispetto ai requisiti appena indicati. Il Governo, peraltro, sta studiando di ampliare la platea dei lavori gravosi in occasione della prossima legge di bilancio.

Per quanto riguarda la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi le donne e 41 anni di contributi per i cd. precoci) e per le "quote" degli addetti ai lavori usuranti occorre ricordare che gli adeguamenti sono stati sospesi per via legislativa sino al 31 dicembre 2026. Gli adeguamenti riprenderanno, pertanto, dal 1° gennaio 2027 con un innalzamento di tre mesi per poi proseguire.

Per l'ufficializzazione della novità manca poco. Entro la fine dell'anno sarà, infatti, emanato il decreto interministeriale che, sulla base delle medie ISTAT, fisserà l'adeguamento per il biennio 2023-2024.

 

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