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Quota 100, Cosa accade ai titolari dell'Ape sociale e dell'Ape volontario

Per i titolari dei "vecchi" anticipi pensionistici l'opzione per la quota 100 con 62 anni e 38 anni di contributi potrebbe essere più conveniente.

Tra le numerose questioni che dovranno essere risolte una volta entrata in vigore la Quota 100, ovvero la possibilità che si apre da qui alla fine del 2021 di andare in pensione con 38 anni di contributi e 62 anni di età, una in particolare riguarda i soggetti che hanno fatto domanda di ape sociale o dell'ape volontario.

Molti lavoratori coinvolti nella novella normativa potrebbero, infatti, già aver conseguito gli scivoli pensionistici previsti dalla legge 232/2016 ed entrati formalmente in vigore dal 1° maggio 2017. Questi scivoli, come noto, non consistono in una pensione vera e propria: l'ape sociale è un assegno di accompagnamento alla pensione di vecchiaia che può essere conseguito con 63 anni e 30/36 anni di contributi e riguarda solo le categorie sociali più deboli (disoccupati, invalidi, caregivers e le 15 categorie professionali classificate come mansioni gravose); l'ape volontario è un prestito erogato da un istituto finanziario che - analogamente all'ape sociale - accompagna il richiedente alla pensione di vecchiaia ma che a differenza dell'ape sociale è rivolto a tutti gli assicurati presso le gestioni Inps a condizione di avere 63 anni, 20 anni di contributi e una distanza massima dalla pensione di vecchiaia di 3 anni e 7 mesi. L'ape volontario, essendo un prestito, prevede la restituzione nei successivi 20 anni dell'importo erogato durante la fase di anticipo maggiorato degli interessi una volta ottenuta la pensione. Dunque a differenza dell'ape sociale è oneroso per il richiedente.

I rapporti tra quota 100 e ape sociale

Cosa accade, quindi, ai quei soggetti che, titolari dei predetti strumenti, sono in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi per il conseguimento della pensione con la cd. quota 100, vale a dire 62 anni e 38 anni di contributi? In primo luogo occorre precisare che il decreto legge sulla quota 100 non contiene (almeno per ora) una espressa preclusione al pensionamento con quota 100 a queste categorie. Inoltre il coordinamento delle disposizioni normative che regolano la concessione dell'ape sociale (DPCM 88/2017) e l'ape volontario (DPCM 150/2017) consentono espressamente ai lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento (dunque non solo quelli per la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi ma anche con la neonata possibilità di uscire con 62 anni e 38 di contributi) di andare in pensione prima del raggiungimento dell'età per la pensione di vecchiaia. Per cui sia i titolari dell'ape sociale che i titolari dell'ape volontario potrebbero anticipare la cessazione di questi strumenti profittando del pensionamento con la quota 100. Si tratta di una possibilità che, se confermata, sarà conveniente atteso che con la quota 100 viene rimosso il vincolo di 1.500 euro lordi mensili previsto per gli apisti social e - per i titolari dell'ape volontario - si anticipa la cessazione dell'erogazione del prestito pensionistico con naturali risparmi sugli oneri di restituzione del prestito (che, peraltro, possono essere anche estinti in unica soluzione al momento del pensionamento).

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