Pensioni

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E' stato firmato il Dm attuativo che rende fruibili anche ai dipendenti dei partiti politici la Cassa integrazione straordinaria e i contratti di solidarietà di settore.

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E' stato firmato il decreto ministeriale che estende ai partiti politici la Cigs e i contratti di solidarietà difensivi per far fronte alle possibili ripercussioni sul personale per la fine del finanziamento pubblico ai partiti previsto dal decreto legge 149/2013. Dal 1° gennaio 2014 i partiti e i movimenti politici possono fruire dei due ammortizzatori sociali.   Per quanto riguarda il trattamento straordinario di integrazione salariale, la riforma riconosce il diritto ad utilizzare l’ammortizzatore (con i relativi obblighi contributivi) senza alcun correttivo rispetto alla disciplina generale.  Anche per quanto riguarda i contratti di solidarietà, il decreto estende ai partiti l’istituto vigente – in particolare, il contratto difensivo di “tipo A”- senza stabilire regole speciali. I dipendenti di tali soggetti potranno quindi fruire degli incentivi connessi alla riduzione dell’orario di lavoro in misura uguale a quanto previsto per gli altri lavoratori

Gli strumenti vengono però adeguati alle specificità del settore: i partiti politici potranno accedervi anche se occupano meno di 15 lavoratori, e potranno beneficiare di questi ammortizzatori sociali anche le articolazioni e le sezioni territoriali dei partiti.

Per quanto riguarda la CIGS e per i contratti di solidarietà, l’utilizzo dell’ammortizzatore deve essere preceduto da un accordo sindacale. In questo scenario, dovranno essere elette delle RSA, oppure dovranno essere coinvolte le rappresentanze collettive operanti in settori che possono considerarsi affini (ad esempio, il terziario).

Per la concessione del trattamento Cigs, i partiti devono presentare una domanda alla direzione generale delle politiche attive e passive del ministero del Lavoro. Il decreto ministeriale prevede un particolare sistema di monitoraggio dei costi finalizzato a evitare che il ricorso alla cassa determini lo sforamento del budget annuo previsto dallo stesso Dl 149/13: 15 milioni di euro per il 2014, 8,5 milioni di euro per il 2015 e 11,25 milioni di euro annui a decorrere dal 2016. Importi che saranno arricchiti dai contributi versati dai prestatori e dai partiti per un complessivo 0,90% della retribuzione percepita. 

Il decreto stabilisce pertanto che per ciascuno degli anni il trattamento di integrazione salariale non potrà superare i limiti complessivi derivanti dalla sommatoria degli stanziamenti di legge e dei contributi accantonati con l'obbligo dell'Inps di non consentire l'accesso all'ammortizzatore qualora non ci siano piu' risorse disponibili.  Il decreto stabilisce infine che, qualora sia raggiunto il 90% del budget a disposizione nell'anno interessato, l'Inps dovrà darne comunicazione ai Ministeri del Lavoro e dell'Economia.

"NonStiamoSereni" è lo slogan della campagna avviata a livello nazionale dai sindacati pensionati di Cgil Cisl Uil e che, ieri è partita in tutta Italia. 

Una cartolina (ma anche un hashtag da utilizzare sui social network), indirizzata al presidente del Consiglio Renzi da spedire in massa a Palazzo Chigi entro il mese di giugno per ribadire le richieste che potrebbero migliorare le condizioni di anziani e pensionati e che, finora, sono rimaste inascoltate.

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"Un welfare pubblico e solidale, lotta agli sprechi e ai privilegi, riduzione della tassazione sui pensionati che stanno pagando un conto durissimo alla crisi perdendo, negli ultimi 10 anni, il 10% del proprio potere d'acquisto e che sono stati ingiustamente esclusi dalla manovra sugli 80 euro mensili prevista a favore dei lavoratori dipendenti. Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uil Pensionati che, nella nostra regione, rappresentano circa 300 mila iscritti, hanno stampato 200mila cartoline - in tutta Italia saranno più di un milione - con su scritte le proprie rivendicazioni e sulle quali sarà possibile raccogliere le firme dei cittadini che aderiranno alla petizione".

"In difesa dei diritti dei pensionati, ma anche dei giovani senza lavoro e dei non autosufficienti, per uno stato sociale adeguato, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Pensionati di Roma e del Lazio invitano pensionate e pensionati, giovani, lavoratrici e lavoratori a sostenerli nella raccolta firme e a firmare e far firmare le cartoline che saranno distribuite sui territori nei banchetti che verranno allestiti nelle piazze e nei mercati dei principali centri della regione".

Il tavolo di confronto tra Ministero ed Inps dovrà mettere nero su bianco le proposte per risolvere il problema degli esodati.

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Partirà oggi alle 17 e 30 il tavolo di confronto al Ministero del Lavoro tra esponenti del governo e delle parti sociali con l'obiettivo di una verifica della situazione che riguarda i lavoratori salvaguardati. L'incontro è stato chiesto dal presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano. Al tavolo parteciperanno le due Commissioni di Senato e Camera, Ministro del lavoro, Ragioneria dello Stato e Inps, per cercare di raggiungere un accordo definitivo al problema esodati. 

L'appuntamento parte in realtà sottotono perchè c'è piu' del semplice sospetto che l'iniziativa sia solo uno spot elettorale in vista dell'appuntamento europeo del 25 maggio prossimo. Dal canto loro gli esodati si sono dati appuntamento sotto al Dicastero di Via Veneto per far sentire la propria voce: "Anche questa volta- dice Giuliano Colaci, del comitato esodati di Roma e Lazio - saremo in via Veneto con un presidio di esodati provenienti da tutta Italia per manifestare il nostro disagio, nella speranza che si possa quanto prima risolvere in modo strutturale e definitivo all'insegna dell'equita' e della giustizia".

E a ribadire la necessità di un intervento strutturale sulle pensioni torna anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso che, dal palco della kermesse di Rimini in cui si svolge il XVII congresso nazionale chiede l'avvio di "una vera e propria vertenza sulle pensioni. Che abbia al centro una prospettiva dignitosa per i giovani, i precari, ovvero il tema della ricostruzione della pensione basata sulla previdenza pubblica”, che “reintroduca certezze e libertà di scelta”.

Il tavolo di confronto si spera possa individuare una soluzione strutturale (e le relative risorse) ad almeno tre grandi problemi creati con la Riforma Fornero del 2011: prima di tutto la questione esodati in quanto sono molte ancora le persone rimaste fuori dalla tutela offerta dai cinque provvedimenti di salvaguardia; una soluzione per il comparto della scuola che ha visto la brusca interruzione del progetto di legge Ghizzoni/Marzana nelle ultime settimane; l'introduzione di strumenti per una maggiore flessibilità in uscita per consentire a chi ha perso il lavoro anche dopo il 2012 di fruire un sistema di anticipo dell'età pensionabile.

I lavoratori in mobilità ordinaria autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione devono rispettare diversi paletti per accedere alla salvaguardia prevista dalla recente legge di stabilità.

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Il recente messaggio Inps 4373/2014 ha confermato sostanzialmente l'impianto complessivo della salvaguardia di cui alla legge 147/2013 prevedendo che i beneficiari dovranno, per essere ammessi alla deroga, perfezionare la decorrenza della prestazione pensionistica entro il 6 gennaio 2015. Una precisazione in realtà in linea con le previsioni che erano già state annunciate sulle pagine di questo giornale da diverse settimane ormai. Ciò significa che, come per la quarta salvaguardia, i lavoratori dovranno maturare i requisiti per il diritto a pensione almeno con un anno di anticipo per rispettare il vincolo in quanto, com'è noto, ai lavoratori salvaguardati si applicano le finestre mobili di 12/18 mesi previste dal Dl 78/2010.

Rimandando alla normativa relativa alla quinta salvaguardia per gli approfondimenti generali in materia, in questa sede pare utile soffermarsi sul punto piu' controverso di tale deroga, quello relativo alla lettera e). Parliamo dei lavoratori collocati in mobilità ordinaria alla data del 4 dicembre 2011 e autorizzati alla  prosecuzione  volontaria della contribuzione successivamente alla predetta data che, entro sei mesi dalla fine del periodo di fruizione dell'indennità di mobilità, perfezionino, mediante il versamento di contributi  volontari, i requisiti vigenti alla data di entrata in vigore del Dl 201/2011. Si tratta questo di un contingente di mille persone per i quali la legge di stabilità prevede anche la possibilità di coprire, in deroga alla normativa vigente, con il versamento volontario anche periodi eccedenti i sei mesi precedenti la domanda di autorizzazione stessa.

L'inps con il messaggio 4373 precisa che la salvaguardia in parola è rivolta esclusivamente a quei soggetti che entro i sei mesi successivi al termine della mobilità ordinaria, abbiano perfezionato il requisito dell’età e quello contributivo. In pratica sono ammessi i lavoratori che hanno necessità di perfezionare con i versamenti il requisito contributivo; mentre se al momento del termine della mobilità ordinaria è stato già perfezionato il requisito contributivo, ma non quello dell’età, non è possibile accedere alla salvaguardia in esame.

Ad esempio un lavoratore con 39 anni e 9 mesi di contributi maturati alla scadenza dell'indennità di mobilità potrà procedere al versamento dei 3 mesi utili al perfezionamento dei 40 anni di contributi; mentre non potrà farlo una lavoratrice che matura il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia dopo 3 mesi dalla scadenza della mobilità. Parimenti pare essere escluso un quotista che, avendo già perfezionato il requisito contributivo dei 35 anni dentro la mobilità, raggiunge il requisito anagrafico minimo dopo la scadenza dell'indennità di mobilità.

L'Inps ha anche indicato che possono essere ammessi alla salvaguardia in argomento i lavoratori licenziati entro il 3 dicembre 2011; ed ha fissato che la fine del periodo di fruizione dell’indennità di mobilità ordinaria (da cui poi si dovranno calcolare i 6 mesi di cui sopra), deve essere verificata alla data del 16 aprile 2014, data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale 14 febbraio 2014. Pertanto, eventuali periodi di sospensione della percezione dell’indennità di mobilità, ex art. 8 comma 6 e 7 della legge n. 223 del 1991, successivi al 16 aprile 2014 non possono essere considerati rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione dell’indennità stessa.

E poi c'è anche un altro paletto per i lavoratori in questione. Questi infatti devono altresì perfezionare i requisiti anagrafici e contributivi utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, entro il 6 gennaio 2015. Si specifica infine che i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità in deroga non rientrano nel novero dei destinatari della salvaguardia.

Per quanto riguarda l'autorizzazione ai volontari per conseguire la salvaguardia, l'Inps chiarisce che il termine ultimo per la presentazione della domanda è il 16 Giugno 2014, data di scadenza del termine per la presentazione delle istanze di accesso al beneficio della salvaguardia, e che solo a tali soggetti è limitata l’applicazione del versamento in deroga, cioè la possibilità di un versamento eccedente ai sei mesi antecedenti la data della presentazione della domanda di autorizzazione. Beneficio che tuttavia può essere erogato solo in assenza di cause ostative e che, comunque, deve riguardare solo periodi successivi al termine di fruizione dell’indennità di mobilità di cui l’assicurato beneficiava alla data del 4 dicembre 2011.

L'Inps ricorda anche che le domande di autorizzazione ai versamenti volontari presentate successivamente al 4 dicembre 2011 e ancora giacenti, dovranno essere riesaminate alla luce delle disposizioni in argomento; e quelle già accolte o respinte dovranno essere riesaminate.

II sottosegretario Bellanova al Convegno della Cgil a Rimini indica la necessità di riformare il sistema pensionistico ripartendo dall'accordo Prodi del 2007.

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II sistema contributivo e la discontinuità lavorativa saranno un mix micidiale per i giovani che avranno una pensione "da fame". Anche se loro oggi non lo sanno. Per questo bisogna puntare sul "lavoro di qualità", discutere di "un modello di sviluppo", in modo da assicurare anche alle nuove generazioni un trattamento dignitoso. "Dobbiamo ripartire dal protocollo sul welfare del governo Prodi e del ministro Damiano" del 2007, "che aveva posto un tasso di rendimento non inferiore al 60%, come rapporto tra retribuzione e pensione, ha detto il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova: "Da lì dobbiamo ripartire se non vogliamo che le prossime generazioni abbiano pensioni da fame".

Così il sottosegretario intervenendo al dibattito "Pensionato chi? Finiremo tutti e tutte non più pensionabili", organizzato nell'ambito delle Giornate del lavoro della Cgil, Bellanova indica il bisogno di "immaginare un sistema che non può prevedere una contrapposizione tra lavoratori e pensionati, perchè non è con il pensionamento anticipato di qualche anno che abbiamo risolto il problema". Ma, appunto, con la necessità di "discutere di un modello di sviluppo" e di "produrre lavoro di qualità", che significa anche contrastare il lavoro nero. Lo stesso ex premier Romano Prodi, poi presente ad un'altra iniziativa delle Giornate del lavoro, interpellato al riguardo, si limita a dire che "c'era passione e anche realismo, cioè si potevano fare quelle cose, oggi non so", ma "guai a mettersi nei panni di chi deve governare e a fare le prediche quando la situazione così difficile".

All'iniziativa sulle pensioni partecipa anche il commissario straordinario Vittorio Conti: il sistema previdenziale italiano "è ora sostenibile" ma, evidenzia, "è assolutamente fondamentale perchè regga che il Paese riprenda a crescere".

II tavolo sugli esodati dovrà riesaminare il tutto. Lo spirito è riuscire a capire cosa ancora è possibile fare e mettere ordine, considerando i diversi provvedimenti che talvolta si sono sovrapposti. Lo ha detto il commissario straordinario dell'Inps Vittorio Conti.

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I lavoratori inseriti nei 5 provvedimenti di salvaguardia sono 162.130 e hanno diritto al procedimento di verifica. Sulle prime due salvaguardie sono state rilasciate 87.782 certificazioni. Le pensioni liquidate sono 41.087.

Sempre sul fronte della previdenza la Camusso torna a chiedere una revisione della Riforma del 2011: "L'allungamento dell'età pensionabile  deve essere ripensato, così  "e' insopportabile" soprattutto per  le donne, ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso durante le Giornate del lavoro, in corso a Rimini.  "Due anni fa e' stata fatta una riforma delle pensioni che ha immobilizzato il mercato del lavoro, con la conseguenza di un aumento di disoccupazione soprattutto per i giovani", ha spiegato Camusso.

Dalla kermesse di Rimini anche il sottosegretario al lavoro, Teresa Bellanova, apre ad alcune modifiche: "Il sistema contributivo e la discontinuita’ lavorativa rischiano di riservare ai giovani una pensione “da fame”. Per questo bisogna puntare sul “lavoro di qualita’”, discutere di “un modello di sviluppo”, in modo da assicurare anche alle nuove generazioni un trattamento dignitoso. “Dobbiamo ripartire dal protocollo sul welfare del governo Prodi e del ministro Damiano” del 2007, “che aveva posto un tasso di rendimento non inferiore al 60%” (rapporto tra retribuzione e pensione), ha detto Bellanova: “Da li’ dobbiamo ripartire se non vogliamo che le prossime generazioni abbiano pensioni da fame”.

Intervenendo al dibattito “Pensionato chi? Finiremo tutti e tutte non piu’ pensionabili”, organizzato nell’ambito delle Giornate del lavoro della Cgil, Bellanova indica il bisogno di “immaginare un sistema che non puo’ prevedere una contrapposizione tra lavoratori e pensionati, perche’ non e’ con il pensionamento anticipato di qualche anno che abbiamo risolto il problema”.

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