Pensioni

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 Il Governo è pronto mediante la presentazione di un emendamento al decreto Irpef in corso di conversione in Parlamento ad una revisione della tassazione dei rendimenti finanziari per le Casse pensionistiche dei professionisti. 

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E' quanto si apprende dal quotidiano Italia Oggi secondo le dichiarazioni rilasciate dal Presidente dell'Inpgi e dell'Adepp, l'associazione degli enti previdenziali privatizzati, Andrea Camporese che ha annunciato che il governo potrebbe evitare l'impennata dal 20 al 26 per cento dell'imposta ed anzi procedere ad una riduzione del tributo.

L'annuncio arriva nel corso di uno degli incontri presso Palazzo Mezzanotte Milan a cui ha partecipato Camporese: "Quello che si schiude, adesso, è più di uno spiraglio per evitare il rincaro del prelievo sulle entrate dagli investimenti effettuati dagli istituti, afferma Camporese, giacché è interessata la maggioranza di governo in tutte le sue componenti nella revisione di una norma, contenuta nel decreto 66/2014, che imporrebbe al sistema privatizzato uscite particolarmente rilevanti, che inciderebbero, lamenta più di un vertice di ente, sugli assegni e sulle misure di assistenza destinati a migliaia di persone. «Voglio ricordare», ha chiarito Camporese, che «in 17 paesi europei la tassazione sulle rendite finanziarie degli enti di previdenza è pari a zero», sottolineando come le casse dei professionisti eroghino pensioni di primo pilastro e, perciò, continua ad apparire iniquo, al di là dell’aumento, un duplice canale di tasse, giacché vi sono anche quelle da versare sulle prestazioni erogate alla platea degli iscritti.

Ecco perché, conclude, non soltanto bisogna fermare l’ipotesi di un incremento al 26%, ma occorre ricondurre la soglia ad un livello ben più basso di quello attuale che, stando alle informazioni avute dai tecnici dell’esecutivo che stanno stilando l’emendamento, si aggirerebbe intorno al 12%.

Cresce la mobilitazione contro la Riforma delle Pensioni Fornero. Esodati, ricongiunzioni onerose, quota 96 e maggiore flessibilità sono i temi caldi ai quali l'esecutivo è chiamato a dare una risposta.

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Nella scorsa settimana, complice anche l'avvicinarsi della tornata elettorale del 25 Maggio, è cresciuta l'attenzione dei partiti politici sui nodi irrisolti del sistema previdenziale attuale, un dibattito che vede contrapposti fortemente sindacati, partiti e governo e che finora è risultato sterile. Tanti annunci, buone intenzioni ma nulla di piu'. L'ultimo intervento che ha lambito il sistema previdenziale è avvenuto infatti con il governo Letta, con la legge di stabilità 2014 (legge 147/2013), che ha creato la cd. quinta salvaguardia per i lavoratori esodati ed ha limato qua e là alcune piccole storture della Riforma del 2011. Ma il bilancio per l'esecutivo Renzi sul capitolo previdenza, al netto degli annunci, può essere sintetizzato nel termine "non pervenuto". L'esecutivo mostra la sua debolezza anche sul fronte della proroga degli assegni di sostegno al reddito, competenza squisitamente ministeriale, sul quale i "freni" del dibattito-politico parlamentare non hanno influenza. Ma tant'è.

Non c'è da stupirsi quindi se in oltre 12 città la scorsa settimana si è tenuto il sit-in "Rsu contro la Riforma Fornero" promosso da un folto gruppo di lavoratori e rappresentanti sindacali di circa 300 fabbriche, tra cui Electrolux ed Hera che da un anno si sono mobilitati - con una petizione online che ha già superato le 3.000 firme - per protestare contro le modifiche al sistema previdenziale create dalla Riforma Fornero del 2011.

L'obiettivo delle proteste sarebbe quello di far cambiare rotta al governo Renzi, intervenendo soprattutto sull'eta pensionabile, che i promotori vogliono ripristinare a 60 anni, o con 40 anni di contributi; chiedono inoltre la rivalutazione degli assegni che "presto saranno a livello da fame, meno del 50% dell'ultimo stipendio"; maggiori garanzie contributive per disoccupati, licenziati e precari; e poi chiedono la riforma dei lavori usuranti perchè "non è possibile che un addetto alla linea di catena non possa andare in pensione prima di 60-61 anni" denuncia Augustin Bruno Breda, coordinatore nazionale del movimento "All'Elecrolux di Susegana (Treviso) in fabbrica ci sono persone di 60 anni in catena di montaggio, vi pare possibile? La colpa dell'impennata della disoccupazione è anche della Fornero, che impedisce ai "vecchi" di andare a casa, e lascia figli e nipoti senza lavoro".

A Roma una delegazione guidata da Fabrizio Pilotti è stata ricevuta da Luigi Casa, capo di gabinetto del Ministero del Lavoro che ha ricordato che la Riforma Fornero non potrà essere cambiata nel senso indicato dai lavoratori. Il Governo tuttavia dovrà smussarla per risolvere i punti di maggiore criticità come i lavori usuranti e risolvendo, caso per caso, l'enorme questione degli esodati.

Renzi assicura che il prossimo anno ci sarà un intervento per estendere il beneficio degli 80 euro a pensionati, incapienti e partite Iva. Morando: possibile un intervento aggiuntivo sulle pensioni d'oro.

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Renzi in una intervista rilasciata a Radio24 ricorda che il governo non ha inserito nella platea dei beneficiari anche incapienti, partite Iva e pensionati ma ribadisce la sua promessa di provvedere entro l'autunno: «Riusciremo a farlo con la legge di stabilità, nel settembre-ottobre 2014 per il 2015». Il primo ministro si dichiara ottimista anche se nei giorni scorsi i dati diffusi sul Pil non sono stati per nulla rassicuranti: "Non diciamo che la crisi sia finita ma i segnali di ripresa sono importanti". I dati del Pil sono in linea con quelli della Francia, «ma dobbiamo accelerare sulle cose necessarie per il rilancio». Il Premier sottolinea "i 74mila posti di lavoro in più, i mutui che tornano a crescere del 18 per cento", insomma degli elementi per far sperare in un cambio di direzione ci sono e sono legate al proseguire sulla strada delle Riforme: "Dieci anni fa la Germania ha fatto quel che noi non abbiamo fatto e che dobbiamo fare ora con la riforma della Pubblica amministrazione e del lavoro".

Il governo - conferma il ministro dell'Interno e leader Ncd, Angelino Alfano - lavorerà per evitare una manovra bis «però intanto abbiamo fatto delle cose che servono per i mesi a venire». Di certo, se il trend non s'inverte, il quadro previsionale andrà rivisto già in estate e comunque in settembre con la Nota di aggiornamento del «Def». Lo ammette il sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti: «È evidente che se il trend continua a rimanere sotto le stime presenti nel Def i conti vanno rifatti, questo è oggettivo. Però abbiamo in mano degli elementi che ci portano a ritenere che il risultato finale sulla crescita sarà rispettato».

Pensioni d'oro - Intanto nei giorni scorsi il viceministro all'Economia Enrico Morando lancia la possibilità di inserire in contributo sulle pensioni d'oro per estendere anche ai pensionati il bonus Irpef da 80 euro mensili. E' quanto ha affermato il viceministro nella replica sul decreto Irpef alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. «Relativamente all'esclusione dal bonus dei pensionati» - ha detto Morando – è auspicabile che «un intervento in favore delle pensioni più basse possa trovare copertura finanziaria attraverso misure di solidarietà interne al sistema previdenziale, per esempio chiedendo un contributo a pensioni di importo estremamente elevato e acquisite sulla base di rivalutazioni del monte contributivo del tutto disancorate rispetto ad altri regimi pensionistici». Contrario però il Ncd che con la voce di Maurizio Sacconi fa sapere che «Il Nuovo Centrodestra non potrebbe rimanere al Governo un minuto oltre quella tassazione delle pensioni» ipotizzata da Morando.

Damiano approva la linea del ministro Poletti che ieri ha annunciato la possibilità di introdurre un anno di anticipo della pensione per gli over 60 disoccupati. 

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"La questione previdenziale sta assumendo aspetti di vera emergenza sociale. Ci sono problemi che richiedono interventi urgenti, come le ricongiunzioni, la “quota 96″ degli insegnanti e il problema dei macchinisti delle ferrovie. Problemi veri, che interessano un numero limitato di cittadini, riconosciuti da tutti e che creano un profondo disagio sociale, ma per i quali non si vede ancora un convinto investimento politico del Governo". E' quanto ribadisce l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che torna a chiedere a gran voce un'accelerazione sui problemi che interessano milioni di cittadini italiani. Intanto ieri sul tema delle pensioni si è registrata l'apertura del Ministro Giannini che ha affermato una soluzione al problema dei quota 96 della scuola dopo la tornata delle europee prevista il prossimo 25 Maggio.

Per Damiano bisogna comunque risolvere i problemi che riguardano una platea più ampia di lavoratori: "penso al tema degli “esodati” ed a quello del ritorno a criteri universali di flessibilità e di gradualità nel sistema pensionistico. Il ministro Poletti ha parlato di un anticipo della pensione, per gli over 60, fino ad un anno e mezzo. Si tratta di una prima apertura e di un segno di attenzione al problema, ma temo che non basti a risolvere situazioni di lavoratori che si sono visti spostare in avanti anche di 6 anni l’agognato traguardo della pensione. Le soluzioni più efficaci sono due: il ritorno alle quote del 2007, rivisitate all’alto; un criterio di flessibilità compreso tra i 62 ed i 70 anni, accompagnato da una penalizzazione massima dell’8%. Mi auguro che al Governo non venga in mente di rimettere nuovamente mano alle pensioni in essere, come sembra ipotizzare il viceministro Morando: sono argomenti che vanno trattati con cura e con argomenti solidi e ben documentati se non si vuole sottoporre a stress continuo milioni di pensionati" ha concluso l'ex ministro.

Il Ministro al Messaggero: Pensiamo ad una pensione anticipata per i disoccupati over 60, una norma ponte per erogare la pensione sino ad un anno e mezzo prima per chi si trova in difficoltà. 

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Nell'intervista che il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha rilasciato l'altro giorno al quotidiano Il Messaggero, il titolare del Dicastero rilancia l'idea di realizzare un ponte che consenta ai disoccupati over 60 di arrivare all'assegno pensionistico anche un anno, un anno e mezzo prima dell'attuale età pensionabile. Non dunque un prestito, l'Apa, ipotesi a cui alcuni tecnici del ministero stanno comunque lavorando sulla base del lavoro svolto dal predecessore Giovannini e che non trova d'accordo i sindacati.

Si tratta quindi di concedere una maggiore flessibilità, i cui oneri saranno probabilmente a carico dello Stato e delle imprese con la possibilità di far rientrare nella soluzione anche gli esodati.  Il ministro ha detto che : "c'è in campo una norma che prevede aiuti alle imprese che assumono over 50, sottoforma di riduzione degli oneri. E' una norma che abbiamo già trovato e stiamo verificando se è possibile aumentare le risorse e fare qualcosa per migliorare le procedure" ha detto Poletti. Poi c'e la situazione, ancora più specifica, di chi di anni ne ha intorno ai 64, si e ritrovato senza lavoro, ma gli manca ancora un anno, un anno e mezzo, alla pensione. Per queste persone stiamo pensando a un ponte che li possa portare più velocemente all'assegno pensionistico" ha concluso Poletti. Quanto alle date il ministro non si sbilancia: "per conoscere le caratteristiche del ponte bisogna attendere la fine del progetto. Ci stiamo lavorando e non è ancora il momento delle date".


Torna sul problema dei quota 96 della scuola l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che dal suo blog lancia l'appello al governo Renzi, alla vigilia dell'appuntamento elettorale del 25 Maggio, per una pronta soluzione della vicenda che vede protagonisti circa 4 mila docenti e personale Ata della scuola. "Ci rivolgiamo al Premier Matteo Renzi affinché vengano affrontati urgentemente alcuni problemi sociali non più rinviabili.

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Tra questi, vogliamo segnalare il tema di ‘quota 96′ per gli insegnanti. E’ necessario porre rimedio ad un errore compiuto dalla ‘riforma’ Fornero delle pensioni, che non ha considerato il fatto che il ciclo scolastico (primo settembre 31 agosto) non coincide con quello solare" ha detto Damiano. 

Questa ‘disattenzione’ ha causato un’ingiustizia ed impedito a molti insegnanti di poter andare in pensione. Questo argomento è già stato oggetto di una risoluzione delle Commissioni Bilancio e Lavoro, sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari e della risoluzione con la quale la Camera il 17 aprile ha approvato il Def 2014. 

Il  Governo si è impegnato, in quella occasione,  alla soluzione dei problemi previdenziali del settore scuola oltre a quello degli ‘esodati”. La platea del settore scuola ammonta a poco più di 4mila unità,  con un onere stimato dall’INPS di circa 35 milioni di euro per il 2014, 106 per il 2015, 107 milioni di euro  per il 2016, 108 milioni di euro per l’anno 2017 e 72 milioni di euro per l’anno 2018. Una copertura Finanziaria non eccessiva che risolverebbe una situazione assurda e che consentirebbe di aprire le porte della scuola a 4mila giovani insegnanti.

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