Previdenza

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Ho fatto domanda per verifica requisito per APE social il 18/06/17 trovandomi nella situazione di caregivers nei confronti di mia madre invalida e convivente dal gennaio 2012 (legge 104) e con 63 anni compiuti e oltre 38 anni di contributi. Contestualmente ho inoltrato anche domanda di Anticipo Pensionistico APE social il 15/07/17, possibilità allora prevista dalla circolare INPS, questo dopo aver deciso per l'aggravarsi della situazione famigliare di rassegnare le dimissioni da lavoro il 28/06/2017. In sostanza risultavo al momento della domanda di APE social in possesso di tutti i requisiti previsti.

Purtroppo la mia situazione si è poi evoluta come segue: Il 09/08/2017 è venuta a mancare mia madre, cosa di cui ho provveduto ad informare INPS nei termini previsti. In data 12/09/17 ho ricevuto per raccomandata l’avviso da parte di INPS di reiezione verifica Requisito APE per decesso assistito. Il Decreto Ministeriale APE Sociale però richiede specificatamente che il requisito sussista "al momento della richiesta" cosa che apparentemente l'INPS sembra voler ignorare. Al momento la mia domanda all'INPS di Anticipo di pensione APE sociale risulta in lavorazione dal 15/07/17, cosa mi debbo aspettare ? come mi devo attivare ? Attualmente mi ritrovo senza lavoro a 63 anni suonati e senza risposte. Kamsin Riteniamo che nel caso di specie la domanda avrebbe dovuto essere accolta. La Circolare Inps 100/2017 nel regolare le modalità di accesso all'Ape sociale per i cd. caregivers ha indicato che i requisiti per il conseguimento del beneficio (63 anni, 30 anni di contributi, assistenza al disabile gravemente malato da almeno sei mesi convivente) devono essere valutati al momento della domanda di verifica delle condizioni e, quindi, sussistere al momento della presentazione della domanda di accesso al beneficio. Il lettore alla data del 15.7.2017, quando ha prodotto la domanda di accesso al beneficio, rispettava tutti i requisiti richiesti tra cui, peraltro, la cessazione dell'attività lavorativa. Le vicende successive a tale data riteniamo, quindi, siano irrilevanti ai fini della concessione del beneficio in parola. Peraltro la situazione è particolarmente delicata non solo formalmente ma anche umanamente dato che il lettore, oltre a dover subito la perdita della madre gravemente ammalata, ha risolto il rapporto di lavoro proprio in prospettiva di conseguire l'Ape sociale seguendo alla lettera le istruzioni fornite dall'ente previdenziale venendo così frustrato il suo legittimo affidamento. Riteniamo dunque ci siano gli estremi per un'istanza di riesame della domanda e/o di un ricorso amministrativo. Si ricorda, peraltro, che il decesso del disabile successivamente alla concessione del beneficio non compare tra le cause di decadenza dall'indennità. 

Sono un medico ospedaliero,nata il 15 -12-57, 40 anni contributi il 1 novembre 2017,con lavoro notturno che attualmente non supera le 60 notti/anno.Chiedo se sia previsto per me,sconto su incremento aspettativa di vita del 2019,ai fini del pensionamento,secondo i miei calcoli,possibile da settembre 2019.

Al momento attuale la risposta è negativa. Per godere delle agevolazioni previdenziali per i lavoratori notturni ai sensi del Dlgs 67/2011 è necessario che lo svolgimento dell'attività notturna sia avvenuta per almeno 64 notti l'anno. L'attività di medico ospedaliero non rientra, tra l'altro, neanche nelle cd. mansioni gravose che darebbero diritto, come noto, all'ape sociale o al pensionamento con 41 anni di contributi per i cd. lavoratori precoci. Al momento attuale, pertanto, il lettore può pensionarsi alternativamente a 66 anni e 7 mesi o con 42 anni e 10 mesi di contributi (requisiti da adeguare alla speranza di vita dal 2019). Salvo ulteriori modifiche. 

seguifb

Zedde

nel limite di 6.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobili o in trattamento speciale edile ai sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge n. 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, o ai sensi dellarticolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 229, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dallattivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, lamministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dallattività lavorativa entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobili o del trattamento speciale edile, ovvero, se cessati entro il 31 dicembre 2012, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

Dopo aver presentato domanda per ottenimento certificazione APE SOCIAL, avendone apparentemente pieno diritto ed essendo attualmente regolarmente iscritto alla lista di disoccupazione, mi sono visto rigettare la stessa da INPS con questa motivazione : "esiste contribuzione da attività lavorativa successiva al termine della prestazione a sostegno del reddito" considerando, che dopo la fine del sussidio per disoccupazione, ho effettuato, come libero professionista iscritto alla gestione separata, due prestazioni (una per ogni anno) di max € 2.850,00 totalizante 1+1 mese di contribuzione, credo che possa richiedere il riesame della domanda visto che la circolare del Ministero del lavoro nr 34 del 2015 ricorda che la condizione di non occupazione è riferibile anche a coloro che, pur svolgendo una attività lavorativa, ne ricavino un reddito annuo inferiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale: per il lavoro subordinato o parasubordinato 8.000 euro; per il lavoro autonomo (anche autonomo occasionale) 4.800 euro. Kamsin Personalmente riteniamo che ci siano gli estremi per una revisione della domanda, proprio alla luce dei recenti chiarimenti ministeriali che hanno allentato le rigidità in un primo tempo applicate dall'Istituto di Previdenza. Secondo l'interpretazione data dall'Inps l'APE è esclusa a tutti coloro che, dopo il termine dell'ammortizzatore sociale, si siano rioccupati (anche per un solo giorno di lavoro, a prescindere dal reddito conseguito). Questa interpretazione (che comunque nasce da una lacuna legislativa sulla quale si è giocato), oltre a mettere a rischio il mantenimento dello stato di disoccupazione, ha portato alla bocciatura di moltissime istanze (come ampiamente dimostrato dagli ultimi dati dell'Inps).

Da qui i correttivi ministeriali che hanno chiesto all'istituto il riesame di quelle istanze bocciate per rioccupazioni inferiori a sei mesi, come nel caso del lettore. Riteniamo pertanto che ci siano tutti gli estremi per una revisione della decisione (che, peraltro, dovrebbe avvenire d'ufficio nei prossimi giorni) e dunque per l'accoglimento dell'istanza. A nostro avviso, peraltro, sarebbe utile che il legislatore utilizzasse il criterio stabilito in materia di salvaguardia: in tale sede è stato precisato che solo i rapporti lavorativi a tempo indeterminato, attivati successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro, siano incompatibili con il pensionamento anticipato.

Seguifb

Zedde

Grazie ai vostri articoli ho riscattato 5 anni nella gestione separata, dal 1980 al 1985. Faranno cumulo ai fini pensionistici assieme ai 4 anni di riscatto universitario e 37 di lavoro dipendente presso le Aziende sanitarie pubbliche. Avendo, assieme ai 5 + 4 anni riscattati, fino al 1995, maturato 19 anni di contribuzione, il calcolo della mia pensione sarà con il sistema retributivo o contributivo? Alla sede provinciale dellINPS di Caltanissetta mi hanno risposto che non ci sono direttive in merito quindi il mio assegno sarebbe calcolato con il sistema contributivo, contrariamente a quanto , mi pare, di avere letto in un vostro articolo in merito. Gradirei un chiarimento con eventuali riferimenti normativi. Kamsin Sulla questione non risultano purtroppo chiarimenti specifici, anche perchè l'istituto del cumulo è stato solo recentemente introdotto. Tecnicamente il cumulo dei periodi assicurativi tra le gestioni Inps (Circolare Inps 60/2017; Circolare Inps 120/2013) prevede espressamente che ai fini della determinazione dei 18 anni al 1995 si debbano considerare i contributi non coincidenti temporalmente versati nelle diverse gestioni previdenziali coinvolte nel cumulo. Ciò è confermato anche dall'articolo 1, co. 239 e ss. della legge 228/2012 come modificata dalla legge 232/2016.

Fermo restando che la contribuzione riscattata nella gestione separata darà luogo ad una quota di pensione esclusivamente secondo le regole di calcolo contributive si ritiene, dunque, che sia possibile far valere tale contribuzione con quella presente al 1995 nella gestione pubblica ai fini di ottenere i 18 anni di contributi al 1995 e, dunque, il calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011 sulla quota di assegno erogata dalla gestione pubblica. Data la delicatezza della questione, che coinvolge contribuzione riscattata ante 1996 nella gestione separata (una gestione che è stata introdotta solo dal 1996), tale interpretazione dovrà essere confermata in successive disposizioni attuative. La lettrice ha fatto comunque bene a procedere con il riscatto perchè così ha incrementato l'anzianità contributiva e potrà guadagnare la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contribuzione. 

Ho eseguito correttamente domanda per APE SOCIAL entro i termini. Sono nato il 15.01.1953 ed ho attualmente 64 anni e 9 mesi. Ho totalizzato piu di 35 anni di contributi come lavoratore dipendente. Sono stato licenziato nel gennaio 2013 per giustificato motivo oggettivo. ho usufruito della disoccupazione retribuita fino al 26.01.2014. nel 2011 ho apero partita IVA, come libero professionista, che ho poi chiuso nel 2015 totalizzando 12 mesi contribuitivi utili nella gestione separata. Ora scopro, anche se ancora non motivata, di non avere ricevuto l' accettazione al diritto APE SOCIAL da parte INPS. Non capisco il perchè. Occorrerebbe verificare la risposta dell'Inps al diniego. Allo stato attuale la legge riconosce il sussidio Ape Social ai lavoratori (dipendenti) la cui disoccupazione sia conseguenza di un licenziamento a condizione di aver concluso da almeno tre mesi l'intera prestazione contro la disoccupazione spettante. Nel caso di specie la presenza di una partita iva potrebbe aver determinato il mancato rispetto del requisito di inoccupazione trimestrale dalla scadenza della disoccupazione. Ma sul punto occorrerà comprendere le motivazioni di rigetto dell'istanza.

Mi scuso se la risposta è già stata pubblicata. Ho 64 anni e 37 di contributi, ex lavoratore Poste Italiane. Tramite patronato ho fatto richiesta di partecipazione all’APE SOCIAL. Ho accettato la risoluzione consensuale e sono dal 1.1.2017 fuori organico e disoccupato da 9 mesi. Non ho mai avuto sostegno NASPI, e sono iscritto al Centro IMPIEGO di Milano. In data 3/10/17 l’INPS mi ha comunicato nella sezione “Fascicolo previdenziale del cittadino” la reiezione della domanda. La mia risoluzione consensuale è avvenuta ai sensi della art.4 comma 17 della legge 28.6.2012 n. 92 "e NON ai sensi dell'art. 7 legge 15 luglio 1966, n. 606.", come indicato. Vi chiedo gentilmente è giusta questa esclusione? Ho spazio per fare un RICORSO entro 30 giorni dalla data di notifica. Tutti i lavoratori di Poste Italiane sono esclusi ? Grazie per la cortese risposta che mi darete. Cordiali saluti Bruno Notabella (Milano 11/10/17). Purtroppo il lettore non ha i requisiti per l'Ape sociale. La legge riconosce il sussidio, infatti, ai soli lavoratori (dipendenti) la cui disoccupazione sia conseguenza di un licenziamento. Nel caso di specie, pare di comprendere, che il lettore ha raggiunto un accordo per una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e, pertanto, non ha diritto al sussidio APe social. Peraltro il lettore non ha avuto accesso neanche alla Naspi (proprio a causa dell'accordo risolutivo) altra condizione indispensabile per poter chiedere l'Ape sociale. Dunque l'operato dell'Inps appare corretto.  

seguifb

Zedde

Sono un ex dipendente RAI pensionato ENPALS dall'ottobre del 2002. Mi rivolgo a lei per avere chiarimenti sulla mia pensione di anzianità in quanto in tutti questi anni nessun avvocato è mai riuscito a darmeli e non ho mai ricevuto dall' ENPALS riscontri alle mie lettere in merito. Premesso che per le pensioni ENPALS la quota A è determinata dalla media retributiva delle migliori 540 giornate lavorative e che la quota B dalla media retributiva degli ultimi 10 anni lavorativi, e che la legge n° 67 del 11 marzo 1988- ART 2 Comma 6 afferma che la retribuzione lavorativa è tutta pensionabile, anche se (ciò che eccede il limite AGO) calcolata con scaglioni in percentuali decrescenti, la DOMANDA è : perchè l'ENPALS non ottempera a tale legge ma pone un limite invalicabile di retribuzione giornaliera ( rivalutabile dal 1997) e che nel mio caso ( nel 2002) è stato di euro 180? Ebbene,visto che la media retributiva delle mie migliori 540 giornate lavorative e la media retributiva degli ultimi 10 anni lavorativi sono state ben superiori a euro 180 giornalieri e che quindi la RAI ha versato completamente i relativi contributi, perchè l'ENPALS non lo riconosce? Devo considerare perduti i contributi versati in eccesso? Il limite retributivo giornaliero ENPALS è costituzionale? Confidando in una sua risposta la saluto cordialmente Francesco. Kamsin Purtroppo si conferma nella gestione ex-enpals esiste un massimale giornaliero che sostanzialmente abbatte i rendimenti della quota A e della Quota B di pensione. L’articolo 12, comma 7, del D.P.R.1420/1971 ha fissato il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile per i lavoratori iscritti al Fondo a 315.000 lire giornaliere.  L’art. 1, comma 10, del decreto legislativo n. 182/1997 che ha modificato l’articolo 12 della sopra citata legge, ha mantenuto il concetto di massimale di retribuzione giornaliera, precisando che “A decorrere dal 1 gennaio 1998 il limite delle 315.000 lire giornaliere è rivalutato annualmente sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, così come calcolato dall’ISTAT”.

Attualmente pertanto, fermo restando la diversa individuazione della retribuzione media pensionabile (articolata sulle media delle migliori 540 giornate lavorative per la quota A sull'anzianità maturata al 31.12.1992; e sulla media retributiva degli ultimi 10 anni lavorati per la quota B di pensione) il massimale giornaliero è pari a circa 230 euro (attualizzato al valore del 2017). La retribuzione media giornaliera eccedente tale soglia non viene, pertanto, tradotta in pensione ancorchè il datore di lavoro sia comunque chiamato a versare la relativa contribuzione. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto all'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti (nella quale non è prevista l'applicazione di alcun massimale) che tuttavia è stata giustificata in virtu' delle specificità di settore che garantisce diversi elementi di favore rispetto agli assicurati presso la gestione comune. 

Sulla questione di legittimità costituzionale dell'articolo 12, comma 7, del D.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1420, come sostituito dall'art. 1, comma 10, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182, sollevata a seguito di ricorso giudiziario, si è pronunciata, in data 9 giugno 2008, la Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 202, ha dichiarato inammissibile e infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata da due diversi Tribunali in riferimento all'art. 3 Cost. e all'art. 38 Cost., sotto il profilo della ragionevolezza e della disparità di trattamento. 

La differenza della disciplina sul massimale di retribuzione pensionabile tra lavoratori iscritti alla ex gestione ENPALS e la generalità dei lavoratori non costituisce una disparità di trattamento, secondo la Corte, anche sul presupposto che “non può essere trascurato, ai fini di una valutazione complessiva della prospettata questione, che il sistema previdenziale dei lavoratori dello spettacolo – anche in considerazione della particolarità di talune professioni e delle modalità di svolgimento delle medesime – è, per certi versi, un sistema ampiamente favorevole per gli iscritti, quanto all'entità delle prestazioni ed alle condizioni di accesso, rispetto a quello della generalità dei lavoratori assicurati presso l'INPS; di talché non è possibile lamentare il semplice dato della diversità esistente tra retribuzione soggetta a prelievo contributivo e retribuzione pensionabile senza tenere presente l'intero sistema previdenziale in cui detta previsione si inserisce”. La Corte ha inoltre evidenziato che “la  razionalizzazione  dei  sistemi  previdenziali  esige,  come  la  Corte  ha più  volte  ribadito,  valutazioni  e  bilanciamenti  di interessi  comportanti  scelte  politiche che,  nei  limiti  del  rispetto  dei  diritti  fondamentali,  competono  al  legislatore”. In sostanza il comportamento dell'Istituto che ha liquidato la prestazione appare corretto.

seguifb

Zedde 

Ho 41 anni e sono stato lavoratore dipendente ma difficilmente lo sarò ancora. Pertanto, il mio unico obiettivo è arrivare ad avere i requisiti contributivi per usufruire della pensione di vecchiaia. A seguito del riscatto della Laurea + il servizio militare, ho totalizzato contributi per 1.008 settimane. (1) Posso pagare le 32 settimane mancanti per arrivare a 20 anni con dei versamenti volontari? (2) I contributi figurativi da servizio militare (43 settimane) valgono per il calcolo della pensione di vecchiaia? (3) Come faccio a sapere se l'importo della pensione non è inferiore a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale? . Kamsin La risposta è positiva. Il lettore può farsi autorizzare alla prosecuzione volontaria dell'assicurazione IVS nel Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti per integrare il requisito contributivo minimo chiesto per la pensione di vecchiaia (20 anni di contributi). Anche i contributi figurativi da servizio militare sono utili sia ai fini del diritto che della misura della pensione. Quanto alla terza domanda in realtà è impossibile attualmente indicare con precisione se l'assegno futuro risulterà pari o inferiore a 1,5 volte l'assegno sociale (circa 672 euro mensili). In quanto tale valore è influenzato da variabili non note come l'andamento del PIL che influisce sulla determinazione dell'assegno, dei coefficienti di trasformazione e dell'inflazione annua. Tale valore potrà essere certificato solo nelle vicinanze del pensionamento stesso.

Sono nato il 19/09/1951 - sono socio e lavoratore di una snc - fornendo lavoro manuale sia di magazzino che di carico e scarico merce ,il 31/12/2016 ho raggiunto non senza fatica ( si sentono tutti ) i 42 di contributi - il 06/09/2017 - presso il mio patronato -ho presentato la domanda di pensione anticipata - in quando nel novembre del 2008 , mi è stata riscontrata una tiroiectomia k con invalidità al 100% per i primi due anni - al 76% per i due anni successivi , e al 74% fino a marzo del 2013 - da quella data non ho più rinnovato la mia invalidità.il patronato mi ha fatto fare la domanda perchè a detta di loro mi spettavano due mesi di contributi figurativi per ogni anno di invalidità - quindi sicuro minimo otto mesi di contributi figurativi - il 13/09/2017 - arriva la risposta del'inps - negativa , in quanto agli autonomi non spettano i mesi di invalidità figurativa , ma solamente ai lavoratori dipendenti. E' mai possibile che un patronato delegato solamente a redigere domande di pensione possa sbagliare così grossolamente ? potete fugarmi i dubbi ? o in alternativa indicarmi se c'è un'altra via d'uscita anzichè aspettare la pensione di vecchiaia che sarà, mi dicono a decorrere dal 01/05/2018 - la data sembra vicina , ma in realtà per me non lo è , sono molto deluso, e amareggiato per ben due volte :la prima dalla legge fornero ,che di fatto mi fatto slittare - per così dire - di qualche anno , e ora da questa missiva pervenuta così celermente dall'inps . 

Purtroppo la contribuzione figurativa di cui all'articolo 80, co. 3 della legge 388/2000 è riconosciuta solo ai lavoratori che abbiano prestato attività di lavoro dipendente contestualmente alla presenza di una invalidità superiore al 74%. Non spettano dunque se l'attività lavorativa in questione è stata svolta in qualità di lavoratore autonomo (es. gestione commercianti, artigiani e coltivatori diretti). La risposta dell'Inps si ritiene pertanto corretta. Quanto alle alternative  se il lettore avesse una invalidità civile pari almeno al 74% potrebbe fruire dell'APe sociale, un reddito ponte, sino all'età di vecchiaia. Senza alcuna penalità sulla pensione finale. In caso contrario dovrà volgere lo sguardo all'Ape volontario, cioè il prestito erogato dal settore bancario con obbligo di restituzione nei successivi 20 anni al pensionamento. In questo caso l'operazione sarà onerosa.

al 31/05/2013 sono stato licenziato. Dal 01/01/2013 al 31/05/2013 ho percepito redditi da lavoro dipendente per € 20.000 oltre a € 20.000 da redditi da lavoro parasubordinato. il 4/06/2013 ho richiesto l'ASPI che mi è stata concessa e liquidata fino a giugno 2014; durante tutto il periodo ASPI non ho svolto alcuna attivita' lavorativa e non ho iniziato nuove attivita' fino a luglio 2014, sebbene i cud 2014 relativi ai redditi 2013 certificano i redditi come sopra riportati, anche se relativi ad attivita' cessate entro il 31/07/2013. Ora l'lNPS ha chiesto la restituzione di tutta l'ASPI che mi ha liquidato in quanto nel 2013 il mio reddito di lavoro parasubordinato era superiore a 5:000 euro annui. Chiedo se è corretta la posizione dell'INPS e la domanda è: i redditi creati e incassati realmente (dimostrabile) prima dell 31/05/2013, possono far decadere l'ASPI ricevuta, anche se per tutta la durata dell'ASPI non ho svolto e non ho iniziato alcuna nuova attività lavorativa? Ho anche fatto ricorso al provvedimento di restituzione dell'INPS, la quale lo ha rigettato con la stessa motivazione del superamento del limite di reddito. 

La normativa in questione prevede limiti alla cumulabilità della Naspi (prima Aspi) con attività lavorative dipendenti, parasubordinate o autonome per il periodo in cui il lavoratore percepisce l'indennità di disoccupazione. In caso di svolgimento di attività lavorativa sia in forma autonoma che parasubordinata, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, il soggetto beneficiario deve infatti informare l'INPS entro un mese dall'inizio dell'attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarre da tale attività. Si ritiene pertanto che il reddito percepito prima della domanda di Aspi non possa essere valutato ai fini di escludere il diritto all'indennità in parola. Dato che si tratta di attività a cavallo dell'anno occorrerà però dimostrare la collocazione temporale dell'attività lavorativa onde escludere che essa sia stata contestuale con quella di percezione dell'indennità. 

Seguifb 

Zedde

Ho presentato richiesta per l’accesso all’ottava salvaguardia, rientrando nella fattispecie di lavoratore collocato in mobilità a seguito di accordi governativi o non governativi stipulati entro il 31 dicembre 2011, cessato dal rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2014 ed autorizzato ai volontari prima del 31.12.2016. La mia mobilità è cessata il 29.12.16 ed ho ottenuto l’accesso alla mobilità in deroga per ulteriori 6 mesi, fino al 30.06.2017. I requisiti per il pensionamento, con le vecchie regole, sarebbero raggiunti il 31.12.2018, e la pensione avrebbe decorrenza dal 1.04.2020. Ad oggi non ho risposta definitiva da parte dell’Inps riguardo l’accettazione della domanda. Da luglio sono disoccupato, attivamente alla ricerca di occupazione.

La mia sede di riferimento Inps, a seguito di domanda specifica, avverte però che nella mia situazione non è pensabile un’assunzione da parte d’un datore di lavoro, a prescindere dal tipo di contratto, perché, sostiene, vigeva esplicito divieto al riguardo, nell’ambito della 1^ e/o 2^ salvaguardia (..sebbene ora, viene anche detto, non vi sia assoluta certezza che il divieto abbia ancora valore..). Ho interpellato al riguardo il mio sindacato ma anche qui non hanno saputo darmi una risposta certa, dovendo interpellare la loro struttura di riferimento a Roma. Ho bisogno di lavorare e questa situazione mi preoccupa ma, nel caso trovassi un’occupazione, non voglio certo vanificare l’iter d’approvazione della salvaguardia. Uno dei requisiti per la accettazione della domanda, tra gli altri, è “…A tutti gli interessati viene concessa la possibilità di maturare il diritto a pensione anche attraverso il versamento dei contributi volontari ma solo con riferimento ai 36 mesi successivi al termine della fruizione dell’indennità di mobilità”. L’ “anche” mi farebbe pensare che sia dia per scontato che la persona possa, in quanto lavoratore dipendente, fruire del versamento di contributi da parte del datore di lavoro, senza per questo ipotizzare penalizzazioni circa l’ottenimento del provvedimento di salvaguardia. O no? Date le premesse, quindi, a vostro parere, è possibile o meno essere assunto fin da subito da un datore di lavoro ed eventualmente con quale tipo di contratto? Un’assunzione potrebbe influenzare negativamente l’iter della domanda di salvaguardia? La stessa assunzione è ammissibile a seguito dell’approvazione definitiva della domanda o dovrò attendere fino all’eventuale accesso alla pensione? Kamsin La questione purtroppo non è stata oggetto di una precisazione ufficiale da parte dell'Inps. In particolare con riferimento ai rapporti di lavoro successivi alla mobilità. In realtà la lettura sistematica delle disposizioni lascia intendere che, a partire dalle ultime salvaguardie, sia possibile attivare (perlomeno) un contratto a tempo determinato successivo alla mobilità senza perdere il diritto alla salvaguardia. In tal senso si guardi quanto indicato dall'Inps nella nota del 19 Dicembre 2014 in risposta ad un quesito dell'Inca Nazionale . Del resto si noti che con riferimento agli altri profili di tutela (cessati dal servizio, autorizzati ai volontari) la legge ha espressamente ormai previsto la possibilità di rioccupazione (con contratti diversi dal tempo indeterminato) senza perdere il diritto alla salvaguardia. 

ho 56 anni ,sono invalido al 75% con quasi 41 anni di contributi e percepisco un assegno di invalidità contributivo integrato al minimo, da quasi 15 anni. la mia domanda è: ho diritto all'Ape 41 invalidi avendo questo assegno di invalidità ? ho avuto risposte discordanti chiedo a voi un parere. La risposta si ritiene sia negativa. Considerando infatti che l'agevolazione per i lavoratori precoci non è altro che una pensione anticipata seppur con un requisito contributivo ridotto (a 41 anni contro i 42 anni e 10 mesi regolarmente richiesti per gli altri lavoratori) la questione deve essere risolta in base alle normali regole in materia di trasformazione dell'assegno ordinario di invalidità in pensione. Ebbene la normativa attuale non consente mai la trasformazione dell'AOI in pensione anticipata ma solo in pensione di vecchiaia. Pertanto deve ritenersi che l'AOI non possa tramutarsi in pensione anticipata ancorchè essa sia maturata con il requisito ridotto. 

Sono nato il 04/05/1963 e lavoro nel settore privato dal 01/04/1990. Ho già riscattato i 12 mesi relativi al servizio militare, ma non i 4 anni del corso di laurea universitaria. Se lo facessi, quale sarebbe la mia data di pensionamento? Sterilizzando gli effetti della speranza di vita, dai dati forniti il lettore otterrà la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi cioè a nel 2029/2030. Se lavora dal 1990 ad oggi avrebbe 27 anni di contributi. Che con il riscatto diventerebbero 31 anni. Considerando che per centrare l'uscita anticipata, cioè l'uscita a prescindere dal requisito anagrafico sopra descritto, occorrerebbero 42 anni e 10 mesi di contributi il lettore con il riscatto potrebbe guadagnare l'uscita tra circa 12 anni (43-31=12). Cioè nel 2029.  Dunque da questo punto di vista, cioè un riscatto in funzione di anticipare il pensionamento, l'operazione non è conveniente in quanto anche senza il riscatto il lettore uscirebbe intorno al 2029 con la pensione di vecchiaia. 

Buongiorno tra un mese e per i prossimi 4 anni percepirò l'assegno di ISOPENSIONE. Avendo ad oggi solo 57 anni vorrei una volta che sono in isopensione, provare a cercarmi un nuovo lavoro , a tempo determinato . La mia domanda è : è possibile continuare a lavorare anche se sono in Isopensione ? Sì la legge non prevede alcuna decurtazione dell'Isopensione in caso di rioccupazione del percettore dell'assegno di esodo (cfr: Circolare Inps 119/2013).

Seguifb 

Zedde

nel limite di 6.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobili o in trattamento speciale edile ai sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge n. 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, o ai sensi dellarticolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 229, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dallattivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, lamministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dallattività lavorativa entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobili o del trattamento speciale edile, ovvero, se cessati entro il 31 dicembre 2012, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
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