Previdenza

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Sono nato il 10/12/1951 ed ho, ad oggi, praticamente 65 anni e mezzo. Sono disoccupato dal 2011 ed ho terminato la disoccupazione a Maggio 2013. Ho circa 32 anni di contributi da effettivo lavoro, più circa 7 anni di contribuzione figurativa e maturerò il diritto alla pensione di vecchiaia il 1/8/2018. Da come ho potuto verificare, ho i requisiti per poter chiedere l'Ape Sociale. Dal sito Inps sto cercando di inserire la relativa domanda, ma il tutto si blocca con il seguente avviso:"Non è possibile effettuare questa tipologia di domanda: è necessario avere, alla data del 31/12/2018, un'età compresa tra i 63 anni e i 66 anni e 7 mesi compiuti". Ho chiesto al Contact Center Inps e mi hanno risposto che siccome io il 31/12/2018 ho 67 anni e praticamente sarei già in pensione, non posso richiedere l'ape sociale. La cosa non mi garba in quanto i requisiti per l'ape sociale richiedono esclusivamente di aver compiuto un'età minima di 63 anni. Potreste chiarirmi dove sta il problema? Kamsin Condividiamo il ragionamento del lettore; probabilmente si tratta di un errore in quanto non è prevista alcuna esclusione per coloro che al 31 dicembre 2018 abbiano già raggiunto l'età di 66 anni e 7 mesi. Nel caso di specie il lettore avrebbe diritto ad una indennità dal 1° maggio 2017 al luglio 2018 (15 mesi) con diritto al trattamento di vecchiaia dal 1° agosto 2018. Ogni diversa interpretazione non ci risulta supportata da elementi di legge. La mancata accettazione della domanda però potrebbe avere riflessi sulla graduatoria finale dato che  il monitoraggio viene effettuato sulla base della maggiore prossimità al requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia e, a parità di requisito, dalla data di presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni.

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Zedde

Sono nato il 24/4/1970 e allo stato attuale, dal punto di vista contributivo, sono “un vecchio iscritto” con la conseguenza che l’intera retribuzione imponibile viene assoggettata a contribuzione previdenziale, senza alcun massimale. vorrei tuttavia valutare gli impatti e le conseguenze che scaturirebbero se, su base volontaria, chiedessi all’azienda l’applicazione del massimale contributivo pari a 100.324,00 (salvo errori). avendo infatti uno stipendio lordo superiore a tale massimale, vorrei aumentare il reddito disponibile attuale, pur consapevole del fatto che andrei a perdere i contributi obbligatori a carico dell’azienda. in particolare vorrei sapere: - e’ necessario obbligatoriamente optare per il contributivo puro? - se affermativo e per effetto della legge fornero del 2011, poiche’ al 31/12/2011 ho raggiunto 820 settimane di contribuzione, superiori cioe’ a 15 anni di contribuzione (pari a 780 settimane) di cui almeno 5 nel contributivo, ma non avendo i requisiti per la pensione, potrei passare al contributivo se rinunciassi a 41 settimane di contribuzione del servizio militare in modo da arrivare a 820-41= 779 settimane? - reversibilita’/ irreversibilità della scelta? - vanno considerati altri fattori di convenienza/svantaggio? - questa e’ la mia situazione contributiva: - anno 1984 - 7 settimane - anno 1985 – 4 settimane - anno 1986 – 1 settimana - dal 8/1/96 al 7/4/1997 – 65 settimane di militare - dal 1/10/97 a oggi sempre versati contributi. Kamsin In linea generale il passaggio al contributivo è stato in passato scelto per due ragioni: o per anticipare la data di pensionamento o per incrementare il valore del reddito pensionistico (nei casi in cui il sistema contributivo porta assegni più generosi rispetto al sistema retributivo). Attualmente, con l'avvento della Legge Fornero, la possibilità di anticipare l'uscita è stata preclusa in quanto, anche per chi opta per le regole del contributivo, vengono applicate le regole di pensionamento previste per i lavoratori nel sistema misto. Dunque non si può più acquisire alcun vantaggio sulla data di uscita, una limitazione piuttosto importante. 

L'opzione per il sistema contributivo, di cui all'articolo 1, co. 23 della legge 335/1995 comporta l'applicazione del massimale contributivo con conseguente perdita della contribuzione previdenziale superiore ad un importo di circa 100.324 euro annui. Il massimale scatterà solo sulle anzianità maturate successivamente all'esercizio della facoltà di opzione. Nel caso di specie il lettore avrebbe dunque una pensione contributiva più bassa ma risparmierebbe denari (soprattutto il datore di lavoro) sulla contribuzione previdenziale. La scelta dunque va fatta ponderando questi fattori. 

Per l'esercizio della facoltà di opzione occorre però rispettare i seguenti requisiti: 1) almeno 15 anni di contributi di cui almeno 5 anni di contributi versati dopo il 1996; 3) possesso di contribuzione al 31.12.1995; 4) avere meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995. Per effetto della legge Fornero dal 1.1.2012 per coloro che hanno maturato i requisiti per l'esercizio della facoltà entro il 2011 occorre altresì aver raggiunto entro tale data un diritto a pensione nel sistema contributivo; se i requisiti suddetti sono raggiunti dopo il 31.12.2011, invece, la facoltà può essere esercitata senza ulteriori condizioni. Una volta esercitata l'opzione essa è irrevocabile in quanto avrebbe comunque superato il massimale producendo effetti sostanziali sulla pensione (messaggio inps 219/2013). Alla luce di quanto detto e secondo la situazione contributiva il lettore per rispettare le condizioni imposte nel messaggio 219 si ritiene possibile, pertanto, rinunciare all'accredito dei contributi figurativi da militare in modo da avere meno di 15 anni di contributi al 2011 e trovarsi in condizione per chiedere l'opzione al contributivo di cui all'articolo 1, co. 23 della legge 335/1995. 

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Zedde

Buongiorno, sono nato a fine marzo del 1954 e la mia contribuzione si è fermata a settembre 2016 con poco più di 35 anni. A novembre del 2009 si sono formalizzate le mie dimissioni incentivate regolate da un accordo sottoscritto da entrambe le parti. Nello stesso mese mi sono iscritto presso il centro per l'impiego, chiesto ed ottenuto la contribuzione volontaria di cui ho pagato alcuni contributi per il 2009 e 2010. A maggio 2011 ho aperto una partita Iva come commerciante poi cessata a dicembre 2013 versando i relativi contributi e quindi iscritto nuovamente al centro per l'impiego nelle categorie protette essendo nel frattempo stato riconosciuto invalido civile al 50% Dall' Aprile 2015 e sino a tutto Agosto 2016 ho avuto un contratto indeterminato part time regolato dal job act ma per solo 8 ore la settimana. Contratto cessato con mie dimissioni in prospettiva di una nuova opportunità poi fallita causa un incidente stradale e nuovamente inscritto al centro per l' impiego. Dal 2010 a tutt' oggi non ho mai avuto redditi oltre la soglia tassabile. Data la mia situazione penso di non avere i requisiti per l' Ape Social ma solo per quella Volontaria ? Nel caso avrei potuto utilizzare l'ottava salvaguardia, ormai svanita, o no?  Il lettore ha inquadrato in modo corretto la questione. Il rapporto di lavoro è stato risolto a seguito di dimissioni con incentivo all'esodo e, pertanto, non ha diritto all'APE sociale che interessa solo i soggetti che hanno risolto il rapporto di lavoro a seguito di licenziamento o di dimissioni per giusta causa. Tanto è vero che i lavoratori dovranno allegare alla domanda per l'accertamento delle condizioni la lettera di licenziamento o quella di dimissioni per giusta causa. Nè può fare domanda nel profilo dedicato agli invalidi in quanto non ha una invalidità civile pari almeno al 74%. A questo punto l'alternativa è accedere all'ape volontario, quello di mercato, interamente finanziato da un prestito bancario da restituire nei successivi 20 anni. Per accedere è sufficiente avere 20 anni di contributi, un'età non inferiore a 63 anni e trovarsi a non più di 3 anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia. Quanto alla salvaguardia pensionistica si ritiene che il lettore non ne avrebbe potuto fare parte in quanto ha attivato un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato successivamente al 30 giugno 2012. 

Sono medico ed ho compiuto 62 anni ad Aprile 2017. Dal 1981 e fino a tutt'ora sto versando contributi ENPAM (solo quota A). Dal 1/7/1990 sono dipendente pubblico (dirigente medico presso ASL) versando contributi, inizialmente INPDAP (cassa CPS), poi confluiti per legge nell’INPS (al momento sono ancora in servizio). Ho già completato il pagamento all’INPS del riscatto dei 6 anni del corso di laurea. Nel 2010, ho fatto domanda di riscatto della specializzazione (3 anni dal 1981 al 1984) alla quale, al momento, l'INPS non ha ancora risposto. Per maturare il diritto alla pensione anticipata presso l'INPS, potrei utilizzare il cumulo gratuito (ai sensi della L. 232/16) presso l'INPS dei periodi non coincidenti dei contributi versati all'ENPAM (in tale modo raggiungerei 42 anni e 10 mesi di contributi il 31/10/2017). Però, al momento mancano i decreti attuativi per i contributi delle Casse Professionali e, di conseguenza, sul sito dell'INPS manca il modulo per poter presentare on-line la domanda di pensione (in barba alla circolare n.60/2017 emanata dalla stessa INPS). Vengo alle domande: 1. Ipotizzando che i decreti attuativi non verranno mai emanati nel corso di tutto il 2017, che cosa si potrebbe fare ? E' ipotizzabile, a suo parere, una azione legale contro l'INPS perchè, di fatto, non mi consentirà di esercitare un mio diritto ? 2. Se proprio venisse meno la possibilità del cumulo gratuito (mettiamo che la nuova finanziaria farà dei passi indietro), al momento in quali altri modi (ricongiunzione, totalizzazione, contribuzione volontaria, ecc. ) potrei utilizzare i contributi versati nelle due gestioni, sempre al fine di ottenere la pensione anticipata (diciamo nel corso del 2017 o, al massimo, nel 2018) ? 3. Quale sarebbe la modalità meno penalizzante (tenendo presente eventuali costi) sulla misura della pensione ? In realtà in questo caso l'Inps c'entra poco. Per una volta tanto la responsabilità dei ritardi pare sia più attribuibile al ministero del lavoro e alle casse professionali che mostrano alcune resistenze nell'estendere il cumulo ai propri rapporti assicurativi. Le resistenze sono dovute all'impossibilità di comprendere gli effetti della disposizione sui conti delle stesse Casse che ne potrebbero mettere a rischio la sostenibilità finanziaria a fatica raggiunta in questi anni di riforme. Si tratta comunque di considerazioni che non possono danneggiare l'utente finale. 

Gli altri strumenti per mettere assieme la contribuzione sono la ricongiunzione onerosa (legge 45/90) o la totalizzazione nazionale. La risposta sarà deludente ma è impossibile dire a priori quale sia lo strumento migliore senza aver visionato l'estratto conto contributivo e la storia contributiva individuale (la convenienza dipende da fattori diversi). Ciò che può essere conveniente per un lavoratore può, infatti, non esserlo per un altro. Si rammenta che la ricongiunzione prevede il pagamento di un onere economico che, nel caso di specie, verrebbe bilanciato da un incremento della misura della pensione (in particolare della quota A, riferita alle anzianità contributive sino al 1992) mentre la totalizzazione è gratuita ma prevede il calcolo contributivo su tutte le anzianità maturate. Ad avviso dello scrivente, tuttavia, entro la fine dell'anno il cumulo sarà reso pienamente operativo anche con riguardo alle casse professionali. 

Seguifb 

Zedde

nel limite di 6.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobili o in trattamento speciale edile ai sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge n. 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, o ai sensi dellarticolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 229, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dallattivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, lamministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dallattività lavorativa entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobili o del trattamento speciale edile, ovvero, se cessati entro il 31 dicembre 2012, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

Buongiorno, mia moglie a settembre compie 55 anni: non lavora ed ha complessivamente quasi 13 anni di contribuzione (circa 660 settimane), se non sbaglio una situazione con la quale non matura alcuna pensione. Stavo valutando di farle versare la contribuzione volontaria fino al raggiungimento dei 20 anni di contributi totali per poter maturare i requisiti per la pensione minima: essendo a mio carico potrei dedurre in sede di dichiarazione dei redditi gli importi versati recuperando il 38% (mia aliquota irpef marginale). Avendo iniziato a lavorare prima del 1995, i contributi volontari ammonterebbero a circa euro 3.000 all'anno? Può essere una buona soluzione per far maturare una (piccola) pensione a mia moglie evitando di disperdere i contributi fino ad oggi versati? Kamsin Sicuramente la prosecuzione volontaria dell'assicurazione IVS è la soluzione più idonea per farle raggiungere il requisito contributivo contributivo minimo di 20 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia per la moglie del lettore. Che verrà liquidata all'età di 66 anni e 7 mesi più i futuri adeguamenti alla speranza di vita. L'entità dei contributi volontari per gli autorizzati ai volontari dopo il 1995, come nel caso di specie, dipende dall'ultimo stipendio percepito ma in ogni caso, l'importo da versare, non può risultare inferiore a circa 3.500 euro annui. Se non versa nulla la moglie resterà senza pensione e qui pochi contributi versati saranno silenti, cioè in sostanza avrà fatto un regalo all'Inps. 

Io ho 46 anni e 16 di contributi.Dal 1996 (Anno in cui mi sono ammalato)assumo psicofarmaci:Antipsicotici,antidepressivi,ansiolitici.Soffro anche di insufficenza renale cronica(con creatinina a 2).Nel 2009 sono stato operato di un tumore maligno(carcinoma papillare)con totale asportazione della tiroide.Per sbaglio anno anche tolto Le 4 paratiroidi e quindi devo prendere calcio e vitamina d a vita.Il calcio Minerale in particolare aggrava il Mio problema ai reni.Volevo chiedere se con 20 anni di lavoro(ne ho 16)ho qualche possibilita' di prendere la pensione di invalidita'.Faccio un lavoro dipendenze.Potrei arrivare sommando le invalidita' e i vent'anni di contributi a 800 euro mensili? Il lettore dovrebbe prima di tutto verificare se, in qualità di lavoratore dipendente, può conseguire l'assegno ordinario di invalidità per il quale è richiesta una riduzione della capacità lavorativa superiore ai due terzi (dovrà essere valutata dall'Inps tale condizione in funzione delle patologie riscontrate). Per l'accesso a tale strumento, oltre al requisito sanitario, appena citato, è necessario possedere un minimo di cinque anni di contribuzione di cui almeno 3 anni nel quinquennio antecedente la domanda. Non è richiesto un requisito anagrafico pertanto, potenzialmente il lettore potrebbe accedere anche con 46 anni di età. L'assegno dura tre anni e poi può essere rinnovato in presenza dei requisiti sanitari e si comporta da un punto di vista dell'importo, come una normale pensione. Dunque l'importo dipende dalla retribuzione e dalla contribuzione versata durante i 16 anni di lavoro. A parte questa casistica non ci sono molte altre alternative per uscire in tempi rapidi in quanto dovrebbe non solo raggiungere un minimo 20 anni di contributi ma anche integrare un'età anagrafica di gran lunga più elevata, di regola 66 anni e 7 mesi (che può scendere a 63 anni se sarà prorogato ed esteso l'ape volontario ed il lettore riuscisse a soddisfare i requisiti per il suo conseguimento). 

Seguifb 

Zedde

Sono un precoce attualmente prosecutore volontario dalla scadenza della mobilità e raggiungerò 41 anni di contributi ad agosto 2017. Ho sospeso la mobilità per assunzione a tempo determinato (6+6 mesi) ai sensi art.8 co.2 legge n.223/91 e poi sono rientrato in mobilità fino ad esaurimento. In questo caso lo stato di disoccupazione viene considerato derivante dal licenziamento che ha dato seguito alla mobilità o dalla scadenza del contratto a tempo determinato? I contributi volontari sono utili per perfezionare il requisito di 41 anni per i precoci? Kamsin Possono fruire del pensionamento con 41 anni di contributi, in qualità di lavoratori precoci, tra l'altro coloro che sono in stato di disoccupazione a seguito di licenziamento, anche collettivo, e che hanno terminato l'indennità di mobilità da almeno 3 mesi. Nel caso di specie l'attivazione di un contratto a tempo determinato durante la fruizione della mobilità (che per sua natura si attiva dopo un licenziamento collettivo) ha solo comportato la sospensione della mobilità e non la sua decadenza, pertanto, si ritiene che il lettore potrà fruire dell'uscita anticipata con l'anzianità contributiva senza particolari problemi. La contribuzione volontaria, in assenza di indicazioni contrarie, si ritiene sia utile ai fini del raggiungimento del predetto requisito contributivo. Occorre comunque attendere le istruzioni attuative finali per una conferma del quadro generale. 

Nell'estratto conto certificativo i contributi valutati in base alle norme che regolano il pensionamento anticipato, raggruppati per tipologia, sono totalizzati in due distinte colonne: 1) "per requisito collegato all'età" 2) "per requisito in alternativa all'età". Non mi è chiaro che differenza c'è fra le due. Con riferimento alla seconda colonna (in alternativa all'età) viene segnalato che sono valutati tutti i contributi compresi quelli non utili al conseguimento del requisito minimo di 1820 settimane (35 anni) che deve essere comunque perfezionato. Quali sono questi contributi; nel caso siano presenti vengono segnalati? Nel totale dei miei contributi attualmente totalizzati in n. 2112 settimane per entrambe le colonne sono compresi quelli per servizio militare, cig, cigs, cig deroga, mobilità, volontari, ma non ci sono segnalazioni circa la non utilità del contributi minimo prima citato. Posso considerare utili tutte le settimane? Si tratta di una classificazione derivante dalla vecchia normativa, ormai poco rilevante, che distingueva nella prima colonna la contribuzione necessaria per integrare il requisito dei 35 anni necessari per il pensionamento con le cd. quote (con un minimo di 60/61 anni di età) e nella seconda, quelli necessari per il pensionamento con 40 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica. Dal 2012, essendo stato abolito il meccanismo delle quote, il lettore dovrà leggere solo la seconda colonna e raggiungere un'anzianità contributiva non più di 40 anni ma di 42 anni e 10 mesi. In tale colonna, per conseguire la pensione anticipata, dovrà verificare di avere un minimo di 35 anni di contributi con esclusione della contribuzione figurativa derivante da malattia e disoccupazione indennizzata (DS, Aspi o Naspi). Nel caso di specie non c'è alcuna segnalazione non avendo accrediti sul conto assicurativo derivanti dai predetti eventi. 

seguifb

Zedde

Nato il 20 giugno 57 ho al momento 38.5 anni di servizio. Possibile che se si è donna , penalizzati, si può uscire prima, se si va in pensione per vecchiaia , penalizzati, si può uscire prima, invece io e quelli come me, che vanno per anzianità di servizio, devono "scontare" 43,5 anni!! senza possibilità di nessuno sconto o esiste qualche alternativa? Kamsin Purtroppo dopo la Riforma Fornero per un lavoratore nato nel 1957 non è possibile anticipare l'uscita. E' vero che dal prossimo mese dovrebbe partire l'APE volontario ma si tratta di uno strumento destinato, per ora, ai nati entro il 1955. 

In merito ad ape social. insegnante scuola infanzia. 63 anni in luglio 2018. anzianita' contributiva 37 anni al 1 settembre 2018 comprensiva di 1 anno preruolo. 1) quando potra' fare domanda di ape social ? 2) l'importo della pensione resta congelato a quello maturato alla data di erogazione della prestazione ape ? quindi non si incrementa durante gli anni che restano fino alla maturazione della pensione (66 anni 7 mesi) ? 3) per uno stipendio mensile lordo di 2.500 euro di quanto si ridurra' la pensione per mancato accumulo contributi per 3 anni e 7 mesi? Premesso che per una risposta a queste domande occorre attendere le istruzioni attuative la lettrice potrà effettuare domanda di ape sociale il prossimo anno. Quanto alla misura dell'assegno l'ape sociale garantisce un reddito lordo pari all'importo della pensione maturata al momento della richiesta di APE entro un tetto di 1.500 euro lordi mensili non rivalutabili. Ad esempio se la lettrice avrà diritto ad una pensione lorda di 2mila euro l'APE sarà pari a 1.500 euro mensili (corrisposte per 12 mensilità annue). L'importo della pensione non si incrementa durante la percezione dell'APE dato che la legge non prevede l'accredito di contribuzione figurativa sul conto assicurativo (a differenza di quanto accade con la naspi) nè la lettrice può mantenere un rapporto lavorativo durante la percezione del sussidio (è possibile solo effettuare piccoli lavori di natura subordinata entro un massimo di 8mila euro o 4.800 euro se l'attività è autonoma, il cui effetto sulla pensione sarebbe comunque minimo). Pena la decadenza dal sussidio. Il mancato accumulo di 3 anni e 7 mesi di contribuzione comporta una riduzione dell'assegno di circa il 6-8% a seconda del sistema di calcolo dell'assegno applicabile al caso di specie; per una idea più precisa dell'impatto è possibile inserire i dati nel programma disponibile a questo indirizzo.

Nato il 17.12.1950, il prossimo luglio 2017, con 66 anni e 7 mesi di età, andrò in pensione. Sto lavorando nel settore pubblico dal 01/09/2001. Ho chiesto la ricongiunzione in data 17.05.2011. Mi è arrivata nei giorni scorsi la lettera Inps che quantifica in 10.777,42 euro l'onere di ricongiunzione di 22 anni, 3 mesi e 16 giorni lavorati a partire dal 1975 nel privato. Se accetto, e quindi non andrò al cumulo gratuito previsto dalla legge, ne avrò un effettivo vantaggio nell'assegno di pensione oppure no? Un patronato Inca mi ha detto che conviene comunque la ricongiunzione, uno sportello Inps mi dice che è meglio il cumulo. Chi ha ragione?

In linea generale la ricongiunzione appare più conveniente soprattutto ove il lettore gode di uno stipendio, al momento della cessazione dal servizio, particolarmente elevato. Con la ricongiunzione si consegue, infatti, una pensione interamente liquidata con le regole previste per le gestioni pubbliche, le quali, per le anzianità contributive maturate prima del 1993, quelle oggetto del trasferimento, prevedono un sistema di calcolo dell'assegno particolarmente favorevole per due ordini di ragioni. In primis la quota di pensione delle anzianità antecedenti al 1993 viene determinata sull'ultima retribuzione percepita al momento della cessazione dal servizio (contro la media quinquennale delle retribuzioni rivalutate prevista nell'AGO); in secondo luogo le aliquote di rendimento sono particolarmente favorevoli (2,33% per ogni anno di anzianità sino al 35° anno contro il 2% previsto nell'AGO) e non prevedono alcun abbattimento della retribuzione pensionabile (a differenza di quanto accade nell'AGO). Insomma il trasferimento della contribuzione può comportare un significativo aumento dell'importo della prestazione in quanto le anzianità contributive antecedenti al 1993 vengono valorizzate di regola ad un ritmo superiore nelle gestioni pubbliche rispetto a quanto avviene nell'AGO. Considerando l'onere economico piuttosto esiguo richiesto l'operazione va, dunque, presa in debita considerazione. Con il cumulo, invece, il lettore consegue un assegno frutto di due quote di pensione ciascuna determinata con le regole di calcolo dei rispettivi ordinamenti previdenziali. 

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Zedde

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