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Contratto di espansione o isopensione? Ecco come scegliere

Con il DL 39/2019 i datori di lavoro hanno a disposizione un ulteriore strumento per flessibilizzare le uscite del personale prossimo all'età pensionabile.

L'introduzione del contratto di espansione ad opera dell'articolo 26-quater del DL 39/2019 convertito con legge 58/2019 ha aggiunto recentemente uno strumento alternativo e meno costoso per il datore di lavoro per "prepensionare" la forza lavoro più anziana. Per la precisione costituisce il terzo meccanismo a disposizione delle aziende oltre all'isopensione e all'ape aziendale (quest'ultimo, tuttavia, ha ricevuto scarso appeal nel mondo produttivo per la sua eccessiva farraginosità, non sorprende che l'attuale Governo non si è speso per una proroga oltre il 31.12.2019). Vediamo dunque le principali differenze tra i due strumenti ricordando, tuttavia, che l'Inps deve ancora rendere operativa la misura tramite un'apposita circolare attuativa.

L'identikit del contratto di espansione

Il contratto di espansione è sostanzialmente uno scivolo di accompagnamento alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata della durata massima di cinque anni (contro i sette anni dell'isopensione) in cui l'azienda paga un'indennità economica commisurata alla pensione maturata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. La differenza principale rispetto all'isopensione sta nel fatto che se lo scivolo è orientato alla pensione di vecchiaia il datore di lavoro non è tenuto a versare anche la contribuzione correlata allo stipendio perduto per tutta la durata dello scivolo. Elemento che si concreta in un risparmio economico per la parte datoriale e in un impoverimento della pensione per il lavoratore. Quest'ultimo come contribuzione figurativa aggiuntiva potrà contare, ove spettante, solo sui due anni di Naspi pagati dall'Inps (per cui rispetto ad una isopensione la copertura figurativa per il lavoratore in uno scivolo di cinque anni può raggiungere al massimo due anni).

L'integrazione della Naspi

Vale la pena ricordare che nell'isopensione l'assegno di esodo pagato dall'azienda sostituisce l'erogazione della Naspi, per cui il datore è tenuto a versare sia la contribuzione figurativa che l'isopensione per tutta la durata dello strumento. Proprio qui sta l'altra differenza. Nel contratto di espansione l'indennità è erogata ad integrazione della disoccupazione indennizzata a cui, eventualmente, ha diritto il lavoratore. Ciò si traduce in un ulteriore risparmio per la parte datoriale che potrà defalcare dall'assegno di esodo l'indennità naspi erogata dall'Inps al lavoratore durante tale periodo (sulle modalità applicative di questo passaggio si attende un chiarimento da parte dell'Inps).

I costi per il datore sono più elevati se lo scivolo è finalizzato alla pensione anticipata. Infatti, oltre alla indennità pari alla pensione maturata al momento della risoluzione del rapporto, l'impresa deve versare anche la contribuzione correlata per l'intero periodo di erogazione dello scivolo ad eccezione del periodo coperto dalla contribuzione figurativa da Naspi che, come sopra accennato, resta cumulabile con lo scivolo. In sostanza su uno scivolo di cinque anni il datore di lavoro dovrà versare solo tre anni di contribuzione correlata, essendo gli altri due coperti dalla contribuzione figurativa da naspi.

La durata

Altra differenza sta nelle durate. L'isopensione è strutturale e attualmente garantisce uno scivolo sino a sette anni. Il contratto di espansione è sperimentale, valido per gli anni 2019 e 2020, con un scivolo di due anni più breve. Quindi può coinvolgere le platee che raggiungono i 62 anni e 6 mesi entro il 31 dicembre 2020 (nel 2025 l'età pensionabile risulta fissata a 67 anni e 6 mesi) oppure - se finalizzato alla pensione anticipata - le platee che maturano 37 anni e 10 mesi di contributi (36 anni e 10 mesi le donne) entro il 30 settembre 2020 (considerando che il DL 4/2019 ha introdotto tre mesi di finestra mobile la cessazione dal servizio deve essere postergata di un trimestre). Entrambi gli strumenti non possono essere utilizzati per altre forme di pensionamento (come, ad esempio, quota 100 o opzione donna o per il conseguimento dei benefici previsti per i cd. lavori usuranti).

Gli esempi sottostanti - elaborati da PensioniOggi.it - mostrano le differenze tra i due meccanismi per un medesimo lavoratore tipo nel caso di pensionamento di vecchiaia o di pensionamento anticipato tra isopensione e contratto di espansione. Come si intuisce il datore di lavoro consegue un risparmio in entrambi i casi ma se lo scivolo è finalizzato alla pensione di vecchiaia il risparmio è superiore in quanto è sollevato dal pagamento della contribuzione correlata ad integrazione della naspi. A rimetterci è il lavoratore che chiaramente perde il vantaggio, previsto nell'isopensione, di avere la copertura contributiva piena per tutto il periodo di esodo. 

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