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Quota 100, La confusione rallenta le uscite e gli esodi volontari

A distanza di poco più di mese dalla fine dell'anno non si è ancora chiarito come ed in che misura si intende rivedere la Legge Fornero.  Troppe proposte e pochi i fondi disponibili.

L'indeterminatezza sulla portata della Riforma della Legge Fornero che il Governo dovrebbe varare è quasi totale. A distanza di poco più di un mese dalla fine dell'anno restano più ombre che luci su cosa si voglia (e si possa) fare realmente sulle pensioni. Non c'è un accordo (neanche di massima) con le parti sociali, nè probabilmente all'interno della stessa maggioranza. E questa incertezza non aiuta di certo chi deve prendere delle decisioni sul proprio futuro da qui alla fine dell'anno.

Imprese e lavoratori si trovano nel dubbio se attendere le nuove regole oppure se non farci affidamento, una promessa elettorale. Basti pensare ai contributori volontari, coloro cioè che si stanno pagando di tasca propria la pensione per raggiungere il requisito contributivo necessario per la pensione anticipata. Ben 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi le donne. Che dal prossimo anno dovrebbero salire di altri 5 mesi per via della speranza di vita. Dovrebbero perchè il Governo ha anticipato la volontà di bloccare quest'ultimo l'adeguamento. Se con la Riforma saranno necessari solo 38 di contributi per una fantomatica quota 100 molti non avrebbero più interesse a proseguire i versamenti avendo già perfezionato il requisito anagrafico. Stessa cosa per chi ha in ballo il pagamento di un costoso riscatto del periodo di studi o stava valutando se opzionare i canali di pensionamento anticipato "a pagamento", come ad esempio l'opzione donna, l'ape volontario o la rita, la rendita integrativa temporanea anticipata. L'incentivo (indiretto e psicologico ovviamente) è a non farlo in attesa di conoscere come muterà il quadro previdenziale dal prossimo anno e se ci possano essere canali più convenienti.

Altri problemi li hanno gli esodanti, cioè coloro che da qui alla fine dell'anno, devono siglare un accordo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con il proprio datore di lavoro. Qui il danno è duplice; da un lato le aziende stanno congelando gli esodi in attesa di conoscere se la forza lavoro più anziana può essere collocata a riposo a carico della fiscalità generale attendendo la revisione della Legge Fornero; dall'altro i lavoratori sono intimoriti dall'accettazione dell'incentivazione all'esodo non conoscendo il futuro del proprio destino previdenziale. Soprattutto dopo l'esperienza della Riforma Fornero del 2011 i cui strascichi sono ancora oggi visibili, a distanza di sette anni. Anche qui molte aziende e lavoratori preferiscono attendere e rimandare la decisione all'anno venturo. Qualche interrogativo se lo pone anche chi è già inserito nei percorsi di accompagnamento alla pensione, come ad esempio, in isopensione, fondi settoriali o in Naspi ed aspetta la maturazione della pensione. Un anticipo (si spera) inatteso dell'età di pensionamento rispetto a quella "prevista" in origine al momento dell'ingresso nel fondo fa sorgere una serie di domande e questioni per aziende e lavoratori non indifferenti. Da quanto è dato sapere, va tutto preso con beneficio d'inventario, l'esecutivo avrebbe in programma una norma che non consentirà di accedere alla quota 100 per i percettori dell'isopensione. Gli apisti sociali attendono pure la sorte dell'ammortizzatore in scadenza a fine anno (che dovrebbe essere prorogato almeno sino al 31 dicembre 2019).

Si stanno dando, inoltre, molte informazioni preoccupanti circa il calcolo dell'assegno della quota 100 con presunte penalità che raggiungono cifre comprese tra il 5 ed il 30%. Il Governo ha indicato che non saranno inserite penalità sulle modalità di calcolo, pertanto, lasciano il tempo che trovano; sono dovute al fatto che si versa meno contribuzione rispetto ad un soggetto che deve lavorare altri quattro anni per andare in pensione con le regole attuali.

Un possibile cambio delle regole del gioco genera anche un effetto opposto, ossia l'aumento del tasso di quiescenza per coloro che hanno già i requisiti per la pensione. Quando si sente l'avvicinarsi una riforma previdenziale anche chi ha maturato il diritto alla pensione sceglie di uscire senza indugio temendo che successive regole meno favorevoli possano impedirgli di andarci o che gli possa essere ridotto il valore della pensione. Un timore infondato ma piuttosto diffuso. Insomma la sola ma pletorica promessa di abolire o riformare la Legge Fornero (senza l'indicazione di un progetto chiaro) sta già generando una serie di conseguenze invisibili ma comunque significative per imprese e lavoratori.

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