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L'istituto di previdenza Pubblica chiederà chiarimenti al Ministero del Lavoro sulla possibilità di non applicare un coefficiente negativo ai montanti contributivi.

Kamsin L'Inps chiederà al Governo di azzerare l'effetto della svalutazione delle pensioni determinato dal andamento negativo del Pil. È quanto si apprende da fonti vicine all'istituto guidato da Tiziano Treu. L'Inps avvierà una serie di discussioni con con il Ministero del lavoro e dell'Economia per approfondire il meccanismo di calcolo contributivo introdotto nel 1995 dalla riforma Dini.

Come già anticipato dalle pagine di questo giornale, infatti, il montante contributivo viene annualmente rivalutato in base all'andamento del Pil nominale degli ultimi 5 anni. Essendo quest'anno il dato negativo (pari a -0,1927%) l'assegno previdenziale, per coloro che accederanno alla pensione nel prossimo anno, si determinerà un decremento del montante contributivo maturato e quindi un assegno più basso. L'Inps, in attesa di istruzioni dai Ministeri, congelerà il predetto tasso ragion per cui, assicurano dall'Istituto, non ci sarà alcun effetto immediato per i lavoratori.

All'Inps, del resto, fanno notare le criticità: il meccanismo studiato dalla Riforma Dini è di rivalutazione e dunque non possono scaturire effetti diversi dalla sua applicazione come una svalutazione del montante contributivo e dunque una penalizzazione per i futuri pensionati.

I Lavoratori che rischiano un assegno piu' basso - I lavoratori che sarebbero colpiti dalla svalutazione sono coloro che cesseranno l'attività ed andranno in pensione nel prossimo anno, il 2015. Infatti, chi è già pensionato ha cristallizzato la rivalutazione dei montanti contributivi al momento del pensionamento e dunque non è soggetto ad alcuna svalutazione.

Salvi anche coloro che sono andranno in pensione entro la fine di quest'anno, in quanto, la riforma del 1995, ha previsto che nell'anno di cessazione dell'attività lavorativa la rivalutazione dei montanti sia pari ad uno e di conseguenza l'accumulo di contributi versati nell'ultimo anno di lavoro non subisce né una rivalutazione ne una svalutazione.

In pratica, quindi, la svalutazione, se sarà confermata, dovrebbe riguardare solo il montante contributivo maturato al 31 Dicembre 2013 per i lavoratori che andranno in pensione nel 2015. Per i lavoratori che erano nel sistema retributivo sino al 31.12.2011 la perdita sarà minima in quanto, per loro, la svalutazione colpirà solo la contribuzione accreditata dal 1° gennaio 2012; gli effetti saranno invece piu' intensi per chi, a quella data, era nel sistema misto: nei loro confronti la svalutazione colpirà, infatti, tutto il montante accreditato dal 1° gennaio 1996. 

Zedde

Con la legge di stabilità tornano le promozioni e degli scatti automatici di stipendio legati all'anzianità di servizio promessi dal Governo soprattutto a militari e Forze di Polizia.

Kamsin La legge di stabilità attenua parzialmente la stretta sui contratti del pubblico impiego. Se da un lato il ddl conferma, come anticipato dalla pagine di questo giornale nei giorni scorsi, il blocco economico della contrattazione nel pubblico impiego per contenere le spese nel settore, dall'altro c'è la ripresa, almeno parziale, delle promozioni e degli scatti automatici legati all'anzianità di servizio nelle Pa.

Per tutti i dipendenti pubblici, quindi, pur rimanendo bloccato per un altro anno il rinnovo del contratto nella sua parte economica, dovrebbe riprendere, almeno, la dinamica legata alla carriera permettendo agli stipendi di salire nel caso in cui siano previsti scatti autonomatici o nel casi di promozioni di carriera.

Lo sblocco tuttavia non avverrà per tutti. Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa, gli stipendi, l'indennità integrativa speciale e gli assegni fissi e continuativi del personale non contrattualizzato (cioè dei docenti e dei ricercatori universitari, del personale dirigente della Polizia di Stato e gradi di qualifiche corrispondenti, dei Corpi di polizia civili e militari, dei colonnelli e generali delle Forze armate, del personale dirigente della carriera prefettizia, nonché del personale della carriera diplomatica) continueranno a non essere adeguati nel 2015; inoltre, lo stesso anno non sarà utile ai fini della maturazione delle classi e degli scatti di stipendio, correlati all’anzianità di servizio. 

Tra le altre misure restrittive c'è, poi, la previsione che sarà rinviato il pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale fino al 2018. Il ddl proroga, infatti, l’efficacia della norma introdotta con la legge 147/2013 secondo la quale l'indennità di vacanza contrattuale (ossia l’incremento provvisorio della retribuzione che interviene una volta scaduto il contratto collettivo nazionale, in assenza di un suo rinnovo e finché questo non sia rinnovato) da computare quale anticipazione dei benefici complessivi che saranno attribuiti all'atto del rinnovo contrattuale sia quella in godimento al 31 dicembre 2013.

Zedde

Una norma del disegno di legge di stabilità prevede la revisione dell'Accordo Quadro di amministrazione delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile.

Kamsin Via libera alla revisione, entro il 1° aprile 2015 dell’Accordo nazionale quadro di amministrazione delle forze di polizia ad ordinamento civile. E' quanto prevede l'articolo 21, commi 12, 13 e 14 della legge di stabilità con cui il Governo intende rinnovare l'accordo, risalente ormai al luglio 2009, con il quale vengono definiti gli orari di servizio (turni, lavoro straordinario ecc.) e le procedure per la contrattazione decentrata del personale della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

In particolare - si legge nella Relazione Illustrativa al disegno di legge - al fine di corrispondere alle esigenze connesse all'espletamento dei compiti istituzionali della Forze di polizia e nelle more della definizione delle procedure contrattuali e negoziali di cui all'articolo 9, comma 17, del decreto-legge n. 78 del 2010, (cioè il blocco rinnovi contrattuali) viene disposto, l’avvio, in deroga a quanto previsto dell'articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica n. 164 del 2002, delle procedure per la revisione dell'Accordo nazionale quadro stipulato in attuazione dell'articolo 24 dello stesso decreto, con le modalità ivi previste.

Si prevede altresì che, in sede di revisione degli Accordi nazionali quadro, si deve tenere conto del mutato assetto funzionale, organizzativo e di servizio, derivante in particolare dalle misure di contenimento della spesa pubblica previste dai provvedimenti in materia finanziaria dall'anno 2010, con particolare riferimento a quelle del parziale blocco del turn over nelle Forze di polizia ed alla conseguente elevazione dell'età media del personale in servizio.

Le materie oggetto dell'Accordo e, dunque, suscettibili di revisione sono in particolare la destinazione delle risorse del fondo per l'efficienza dei servizi istituzionali; princìpi generali per la definizione degli accordi decentrati; i turni di servizio; gli alloggi di servizio utilizzabili dal personale in missione; la formazione e aggiornamento professionale; la programmazione di turni di lavoro straordinario; il riposo compensativo; la reperibilità; le attività gestionali degli enti di assistenza del personale; l'impiego del personale con oltre cinquanta anni d'età o con più di trenta anni di servizio.

Dal 1° gennaio 2015, prevede il testo presentato dal governo, è inoltre autorizzato l’impiego di personale in turni di servizio diversi da quelli ordinari per esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e di prevenzione e contrasto della criminalità, con una semplice informazione alle organizzazioni sindacali, anche in deroga dagli orari previsti dagli accordi in vigore.

Come indicato nella relazione tecnica, “l’iniziativa consente, tra l’altro, di superare l’attuale incertezza applicativa sorta in sede giudiziaria, con riferimento alla citazione davanti al giudice del lavoro di alcuni questori per comportamento antisindacale ai sensi dell’articolo 28 dello statuto dei lavoratori (legge n.300 del 1970), derivante dall’impiego del personale di polizia per specifiche esigenze operative, al di fuori dell’orario previsto dagli Accordi nazionale quadro attualmente in vigore”.

Zedde

“Come è noto non è certo che il referendum proposto dalla Lega sulla riforma Fornero venga ammesso, ma se così fosse ha ragione la segretaria generale della CGIL Susana Camusso: va sostenuto. Kamsin La distanza tra la nostra visione del mondo e delle relazioni umane con quella della Lega di Salvini è enorme e non risolvibile. Mentre la pessima riforma delle pensioni del governo Monti, che ha usato i pensionati come bancomat della crisi finanziaria, ha lasciato sul campo gli esodati, senza lavoro e pensione, i lavoratori della scuola e i ferrovieri prigionieri degli errori di quella riforma, e costretto centinaia di migliaia di lavoratori a restare al lavoro nella crisi più grave dal dopo guerra, bloccando così anche le assunzioni dei giovani”.

Lo afferma il responsabile nazionale lavoro di Sel Giorgio Airaudo. Il Deputato, che ha firmato diversi emendamenti in materia pensionistica al disegno di legge di stabilità (tra cui un emendamento in favore dei quota 96 della scuola) torna a ribadire che la manovra Fornero va abolita "perché ha violato il patto tra i lavoratori e lo Stato lasciandoli senza reddito, senza lavoro e senza pensione, in una terra senza dignità. Tutti i lavoratori e le lavoratrici che dovevano andare in pensione devono poterci andare. Lo Stato deve ricostruire quel patto con quelle cittadine e quei cittadini".

"Visto che il governo Renzi, impegnato per ora nella riduzione del danno con le salvaguardie, sta fallendo la promessa della soluzione definitiva del problema degli esodati, di quota96 e dei ferrovieri, il referendum può diventare, se si terrà, uno strumento utile al lavoro, come sostenuto anche dalla segretaria della Cgil Camusso. Noi se ci sarà lo sosterremo, come sosteniamo una riforma delle pensioni che, distinguendo i lavori, differenzi il tempo della quiescenza riconoscendo la fatica nel lavoro. Più che alla Lega e ai suoi istinti pensiamo alle lavoratrici e ai lavoratori e ai loro diritti violati da ricostruire e riconquistare”, conclude Giorgio Airaudo.

Zedde

Entro la fine della settimana il Governo indicherà il progetto per accorpare Imu, Tasi ed imposte sul suolo pubblico. I sindaci saranno liberi di aumentare o tagliare a proprio piacere i tributi locali.

Kamsin "Se local tax deve essere che lo sia fino in fondo" ha detto a chiare lettere il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta. Dalla metà del prossimo anno partirà una delle misure piu' volte annunciate da Renzi, il nuovo tributo unico comunale, destinato a radunare sotto la stessa sigla Tasi, Imu, Tosap (l’imposta sull’occupazione del suolo pubblico) e, forse ma non subito, la Tari sui rifiuti.

La local tax cancellerebbe con un colpo di spugno anche la Tasi a carico degli affittuari, che in questi mesi si è rilevata una seccatura, più per calcolarla che per gli importi in larga misura modesti. Della tassa unica il governo ne ha già cominciato a discutere con l’Anci, l'obiettivo è arrivare entro la fine della settimana ad un testo definitivo e metterlo con un emendamento nella legge di stabilità.

Anche se le difficoltà legate ai meccanismi di calcolo del gettito potrebbero alla fine consigliare un «emendamento annuncio», con data di avvio e contorni della riforma, rimandando i dettagli della stessa a qualche altro provvedimento applicativo.

Ad ogni modo emergono i primi punti fermi della nuova imposta comunale sugli immobili. Con la local tax le addizionali Irpef dovrebbero essere "statalizzate". Il gettito rimarrebbe invariato ma ad incassare sarebbe, quindi, l’amministrazione centrale. Come contropartita del mancato gettito dell’Imu su capannoni, alberghi e centri commerciali, circa 4 miliardi e mezzo che oggi vanno allo Stato e che domani sarebbero incassati dai Comuni.

Il nuovo calcolo dell'Imu dal 2015 - Nelle bozze dell'esecutivo c'è l’ipotesi di riprodurre il modello Imu, con una detrazione fissa di 200 euro e una di 50 per ciascun figlio con meno di 26 anni che risiede nell'immobile adibito ad abitazione principale del nucleo familiare. L'ipotesi detrazioni fisse piace a Renzi soprattutto perchè evita di lasciare mano libera ai comuni, che sulla Tasi sono riusciti a produrre la bellezza di 100mila combinazioni diverse di pagamento. Ai comuni sarebbe lasciata, comunque, la massima autonomia impositiva pur con l'individuazione di una forchetta entro la quale i Comuni potranno scegliere liberamente l'aliquota da applicare suddivisa tra abitazioni principali ed altri immobili. 

A ben vedere, quindi, il passaggio di consegne tra il binomio Imu-Tasi e la nuova imposta comunale rischia di non tradursi in alcun vantaggio per il portafoglio dei contribuenti. Ma il premier è oramai deciso a togliere alibi ai Comuni lasciando loro massima autonomia, sapendo che saranno poi i cittadini elettori a non fare sconti.

Zedde

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