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Riforma Pensioni, Il Governo studia una quota 102

Con l'avvicinarsi della fine dell'anno ritorna il consueto rebus di combinazioni e criteri di calcolo. Probabile l'estensione dell'Ape sociale e dell'opzione donna.

Questa settimana il Governo riprende il confronto con i sindacati sui temi previdenziali in vista dell'avvicinarsi del termine di presentazione dello schema della legge di bilancio per il 2020, previsto per il 15 ottobre. Sul tavolo ci sono numerose questioni tra cui il futuro della quota 100, in scadenza il prossimo 31 dicembre 2021. Obiettivo raggiungere un'intesa con la parte sindacale per attenuare lo "scalone" della classe del 1960-1961 che si troverebbe, in assenza di un intervento legislativo, a subire un incremento dell'età pensionabile di 5 anni. E' quasi certo, infatti, che la quota 100 almeno come attualmente tarata (62 anni e 38 anni di contributi e finestra mobile di 3/6 mesi), non sarà rinnovata oltre il 2021 per esigenze di bilancio.

Si affacciano, dunque, mix nuovi a volte anche fantasiosi. L'ultimo in ordine di tempo è una quota 102 con 64 anni e 38 anni di contributi eventualmente accompagnata da un ricalcolo contributivo dell'assegno pensionistico o da una penalità sulle quote retributive della pensione. L'ipotesi però non piace ai sindacati che premono per mantenere un'età di pensionamento (di anzianità) non superiore a 62 anni con un requisito contributivo inferiore e con la valorizzazione dei periodi di lavoro discontinuo, povero, gravoso o di cura. Questo criterio peraltro manterrebbe uno "scalino" per la classe 1960-1961 che, in tal caso, dovrebbe attendere due anni per la maturazione del requisito anagrafico di 64 anni. Altra ipotesi è intervenire sulla durata finestra mobile allungandola dagli attuali tre mesi a sei o dodici mesi mantenendo fermi i requisiti di pensionamento (62 anni e 38 anni). In tal caso la durata della finestra consentirebbe di ammorbidire lo scalino per le classi più prossime al raggiungimento del requisito anagrafico.

Altre prestazioni

Non dovrebbero esserci modifiche per quanto riguarda le altre prestazioni pensionistiche: l'età di vecchiaia resterà fissata a 67 anni (almeno sino al 31 dicembre 2022 dopo il recente congelamento della speranza di vita); mentre la anticipata continuerà ad essere conseguita con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne; 41 anni i cd. precoci) unitamente ad una finestra mobile di tre mesi. E' ampiamente probabile una proroga dell'ape sociale, l'assegno di accompagnamento alla pensione di vecchiaia, erogabile dai 63 anni unitamente a 30 anni (36 anni di contributi) ad ulteriori categorie di beneficiari che l'ultima legge di bilancio ha esteso sino al 31 dicembre 2020, ed una ulteriore estensione dell'opzione donna.

Il confronto con la parte sindacale dovrebbe, peraltro, essere l'auspicio per inserire dei correttivi al sistema contributivo, in particolare la creazione di una pensione di garanzia per i giovani che hanno perso dal 1996 l'integrazione al minimo ed un meccanismo di rivalutazione più favorevole (da oltre un decennio l'economia italiana non cresce con risvolti pesanti sulla misura dell'assegno pensionistico dei giovani). Utile anche ragionare su una proroga della pace contributiva (in scadenza il prossimo 31.12.2021) magari estendendola anche agli assicurati nel sistema misto a condizione dell'esercizio dell'opzione al sistema di calcolo contributivo.

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