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Riforma Pensioni, L'ipotesi M5S-Lega rilancia la quota 100

Un accordo di Governo tra M5S e Lega riaprirebbe il cantiere delle pensioni. Obiettivo ripristinare la flessibilità in uscita tramite la pensione di anzianita' e la quota 41 per tutti i lavoratori. A rischio l'Ape sociale. 

Lo sblocco politico sulla formazione del nuovo Governo mette nel mirino la Legge Fornero. Movimento Cinque Stelle e Lega hanno avviato le consultazione per un programma di governo basato su alcuni temi condivisi nei rispettivi programmi elettorali. Uno dei pochi punti di contatto tra le due forze politiche è proprio sull'abolizione della Riforma del 2011 approvata dal Governo Monti sulla quale entrambi gli schieramenti hanno fatto una lunga campagna elettorale. Se nascerà un Governo composto da M5S e Lega sarà impossibile politicamente non affrontare questo tema; le forze si sono esposte moltissimo.

Il "pacchetto" di M5S e Lega per superare la legge Fornero è praticamente quasi simile. Entrambi gli schieramenti premono per una maggiore flessibilità in uscita tarata sulla famosa  quota 100 (valore determinato dalla somma dell'età anagrafica e anzianità contributiva) e la pensione anticipata con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica per tutti i lavoratori. Senza penalizzazioni. E bocciano le misure di flessibilità introdotte dal Governo Renzi dal 1° maggio 2017 che hanno prodotto eccessive discriminazioni tra lavoratori e tempi spasmodici di attesa. Da sciogliere però il rebus su come declinare l'asticella per accedere alla quota 100 definendo quel minimo di età e contribuzione necessaria per centrare la combinazione richiesta (es. 60 anni e 40 anni di contributi, 62 anni e 38 anni di contributi, 64 anni e 36 anni di contributi).

Un Governo Lega-M5S potrebbe poi provvedere ad una proroga dell'opzione donna e la nona salvaguardia pensionistica provvedimenti che hanno trovato una certa resistenza con la precedente maggioranza parlamentare. Il tutto accompagnato dalla revisione dell'adeguamento automatico dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, a cominciare da una platea più estesa di lavoratori impegnati in attività usuranti i cui requisiti per il pensionamento dovranno essere semmai raccordati con le modifiche proposte.

L'intervento, se mai sarà approvato (c'è la grana dei costi) rischia di mandare in soffitta subito l'ape sociale ed il beneficio contributivo per i precoci che a quel punto non avrebbero più ragione di esistere. Mentre potrebbe restare in vigore l'ape volontario dato che si rivolge a platee di lavoratori ontologicamente distinti rispetto ai destinatari della quota 100. Per l'Ape volontario sono sufficienti, infatti, 20 anni di contribuzione ed un'età di 63 anni e, dunque, contribuirebbe a flessibilizzare l'uscita per quei lavoratori che hanno un minore requisito contributivo. Che altrimenti dovrebbero attendere l'età di vecchiaia, 67 anni. Con oneri però a loro carico. Sicuramente non sarà abolita la neonata facoltà di cumulare gratuitamente i periodi assicurativi e gli strumenti di flessibilità in uscita a carico delle aziende come l'isopensione e la solidarietà settoriale anche se potrebbe essere rilanciata la staffetta generazionale. Il pacchetto sarebbe comunque molto costoso, circa 10miliardi l'anno. Non a caso c'è chi inizia a ragionare per un intervento in più tappe a seconda delle risorse economiche che potranno essere individuate. Si vedrà.

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