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Il governo riprova a mettere un freno all'erogazione dei trattamenti previdenziali a persone decedute. La stretta interesserà anche i titolari di delega alla percezione delle somme.

Kamsin La legge di stabilità cerca di porre rimedio all'indebita erogazione di pensioni ai deceduti. Dal prossimo anno, infatti, il medico necroscopo sarà tenuto a trasmette all'Inps, in via telematica entro 48 ore dall'evento, il certificato di accertamento del decesso, pena l'applicazione di una sanzione da 100 a 300 euro. Inoltre, chi percepisce pensioni o altri trattamenti su delega di una persona deceduta sarà tenuto a restituire le somme all'Inps con obbligo, a tal fine, per banche e Poste di bloccare i conti correnti e di comunicare all'Inps i dati dell'indebito percettore.

La manovra finanziaria per il 2015 stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2015, il medico necroscopo deve trasmettere all'Inps, entro le 48 ore dall'evento, il certificato di accertamento del decesso. La comunicazione va fatta in via telematica, online, e in caso di violazione è prevista l'applicazione delle sanzioni dell'art. 46 del dl n. 269/2003 (convertito dalla legge n. 326/2003), ossia di una sanzione il cui importo è variabile da 100 a 300 euro.

Sempre in tema di erogazione di prestazioni a deceduti, si stabilisce ancora che i trattamenti in denaro versati dall'Inps per il periodo successivo alla morte dell'avente diritto su un conto corrente presso un istituto bancario oppure postale sono corrisposte con riserva. L'istituto bancario e la società Poste italiane sono tenuti alla loro restituzione all'Inps qualora i trattamenti siano stati corrisposti senza che il beneficiario ne avesse diritto. A tal fine, l'istituto bancario o la società Poste italiane non possono utilizzare questi importi al fine di estinguere propri crediti. Le stesse responsabilità sono previste anche a carico dei soggetti che hanno ricevuto direttamente i trattamenti in contanti per delega o che ne hanno avuto la disponibilità sul conto corrente bancario o postale, anche per ordine permanente di accredito sul proprio conto, o che hanno svolto o autorizzato un'operazione di pagamento a carico del conto disponente, sono obbligati al reintegro delle somme a favore dell'Inps.

Laddove l'istituto bancario o le Poste non possano soddisfare la richiesta dell'Inps per impossibilità sopravvenuta del relativo obbligo di restituzione o per qualunque altro motivo sono tenuti a comunicare all'Inps le generalità del destinatario o del disponente e l'eventuale nuovo titolare del conto corrente.

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Alcuni lavoratori che hanno fatto domanda di ammissione alla salvaguardia potrebbero uscire con la pensione anticipata il prossimo anno senza piu' subire il taglio dell'assegno.

Kamsin Lo stop alla penalizzazione potrebbe liberare alcuni posti per i lavoratori nella sesta salvaguardia. È quanto osserva, Cristiano Rossi, consulente del Lavoro, all'indomani della approvazione della legge di stabilità per il 2015 con la quale il governo Renzi ha messo la parola fine alla penalizzazione, fino al 2017, nei confronti di coloro che maturano i requisiti per la pensione anticipata prima dei 62 anni.

Secondo l'esperto, infatti, alcuni lavoratori che hanno presentato domanda di ammissione ai benefici delle salvaguardie maturano i nuovi requisiti previsti dalla riforma Fornero nel corso del 2015 ma, dato il rischio di subire il taglio sull'assegno, avrebbero comunque preferito l'uscita attraverso le vecchie regole pensionistiche per evitare la decurtazione. Ora, invece, con il venir meno della penalizzazione questi lavoratori potrebbero presentare domanda di pensione attraverso le regole ordinarie liberando alcuni posti nelle salvaguardie a tutto vantaggio degli altri partecipanti alla "lotteria".

"Si immagini - nota l'esperto - una lavoratrice nata nel 1955 con 40 anni di contributi raggiunti nel 2013 o nel 2014, che ha fruito nel corso del 2011 dei congedi e dei permessi per i disabili ai sensi della legge 104/1992 e che, pertanto, ha presentato domanda di ammissione ai benefici della quarta o della sesta salvaguardia. Se fruirà della salvaguardia andrà in pensione senza penalizzazioni sull'assegno in quanto le vecchie regole non lo prevedevano ma prima di saperlo dovrà attendere ancora alcuni mesi perchè l'Inps deve elaborare una graduatoria nella quale la lavoratrice dovrà risultare inclusa tra i 1800 posti messi in palio, un esito tutt'altro che scontato".

"Prima della legge di stabilità la nostra lavoratrice, se avesse scelto di andare in pensione anticipata con le regole ordinarie, lo avrebbe potuto fare nel 2015 con 41 anni e mezzo di contributi, ma avrebbe subito una decurtazione di circa il 2-3 per cento sull'assegno pensionistico (perchè non aveva 62 anni, ndr). Dato che dal primo gennaio 2015, tuttavia, questo taglio verrà meno, la lavoratrice potrebbe essere ora invogliata ad abbandonare la salvaguardia e a fare domanda di pensione secondo le regole ordinarie. In questo modo gli altri soggetti che hanno fatto istanza di accesso alle salvaguardie potrebbero indirettamente avere un beneficio in quanto il numero di concorrenti diminuirà".

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Zedde

Sale a 600 euro al mese il beneficio alternativo al congedo per consentire alle mamme di fruire della baby sitter o degli asili nido. Il bonus è stato esteso anche al settore pubblico.

Kamsin Via libera al bonus bebè per contribuire alle spese che le neo mamme devono sostenere per iscrivere i figli all'asilo nido o per mettere a disposizione la baby sitter. Il governo, infatti, in questi ultimi giorni ha confermato il bonus per le neo-mamme raddoppiandolo fino a 3600 euro ed estendendolo anche in favore delle lavoratrici dello stato e della pubblica amministrazione, fino ad oggi esclusi dal beneficio.

A stabilirlo è il decreto 28 ottobre 2014 pubblicato sulla G.U. n. 287/2014 che disciplina la misura alternativa al congedo parentale per gli anni 2014 e 2015.

Vediamo quindi come è strutturata la novità.

Chi ne può beneficiare -  Possono presentare richiesta le madri lavoratrici dipendenti di pubbliche amministrazioni e di datori di lavoro privati, nonché le madri lavoratrici iscritte alla gestione separata. La richiesta si può presentare al termine del periodo di congedo di maternità e negli 11 mesi successivi, anche se intanto sia stato già in parte usufruito del congedo parentale.  Niente bonus alle lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, mezzadre, colone, imprenditrici agricole professionali, artigiane, commercianti eccetera).

Le spese agevolabili. Il bonus può essere alternativamente utilizzato per il servizio di baby sitting oppure per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati.

L'entità del bonus - Il bonus vale 600 euro mensili per un periodo massimo di sei mesi (quindi 3.600 euro totali), in base alla richiesta della lavoratrice. Per le lavoratrici iscritte alla gestione separata, invece, la durata massima si ferma a tre mesi (quindi 1.800 euro in tutto). In caso di lavoratrici a part time, il bonus è ridotto in misura proporzionale alla riduzione dell'orario di lavoro. Ma c'è una postilla. Se le risorse non dovessero bastare è previsto che, a domande già presentate, possa essere fissato un Isee per il riconoscimento del diritto o rideterminato l'importo del bonus.

Come si ottiene il bonus - Per accedere al bonus occorre presentare una domanda in via telematica sul sito inps entro il 31 dicembre di ogni anno, in cui specificare tra l'altro l'opzione scelta (servizi baby sitting o rete pubblica) e il numero di mensilità. Mensilità che poi non potranno più essere fruite sotto forma di congedo parentale e che per questo sono comunicate dall'Inps al datore di lavoro.

L'INPS pagheranno gli incentivi attraverso due modalità a seconda del servizio che viene richiesto. Nel caso in cui la mamma si voglia avvalere della baby sitter gli uffici daranno i voucher che la mamma consegnerà alla baby sitter, con i quali prendere i soldi presso qualsiasi ufficio postale. Nel caso in cui la madre voglia fruire degli asili nido l'Inps intratterrà il rapporto direttamente con le strutture in parola e pagherà le somme dietro presentazione della relativa documentazione.

In tale ipotesi si ricorda che l'Inps ha invitato proprio in questi giorni gli asili nido a convenzionarsi per gli anni 2014 e 2015. Agli asili che si iscriveranno l'Inps riconoscerà il bonus che permetterà alle mamme di evitare del tutto la retta o di pagarla in misura inferiore.

La successione degli atti è la seguente: 1) l'asilo presenta la domanda in via telematica; 2) l'Inps controlla che la struttura sia in regola con le norme previdenziali e del lavoro e abbia i requisiti chiesti dal bando; 3) in caso positivo la struttura viene inserita nell'elenco pubblicato sul sito dell'Inps. A questo punto la parola passa alle mamme: a) presentano la domanda per avere il bonus mensile; b) indicano l'asilo scelto tra quelli elencati dall'Inps; c) presentano l'attestato Isee che documenta le possibilità economiche della famiglia; d) l'Inps accetta o no la domanda.

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La legge di Stabilità, nella versione approvata in via definitiva, non ha bloccato l'aumento dei contributi alla gestione separata dell'Inps e ha dato via agli aumenti decisi dal governo Monti. 

Kamsin Per le "giovani partite Iva" è "sacrosanto un intervento correttivo e mi assumo la responsabilità di fare un provvedimento ad hoc nei prossimi mesi". E' quanto ha indicato il Premier Matteo Renzi, ieri, prima della pausa natalizia lasciando intravedere la possibilità di nuovo intervento entro i primi mesi del 2015 sui giovani professionisti con redditi sino a 30mila annui.

«I giovani - ha ammesso il capo del governo - hanno avuto meno vantaggi di tutti dall'intervento che ha ridotto di un miliardo le tasse alle partite Iva». «La suddivisione interna - ha riconosciuto Renzi-  ha premiato un pò troppo i commercianti e gli artigiani mentre non ha valorizzato la nicchia dei giovani professionisti».

L'esecutivo rilancia, quindi, su un nuovo intervento ridurre su un versante le tasse ai giovani con partita Iva facendo marcia indietro rispetto alla stangata inflitta dalla legge di Stabilità e dall'altro lato accelerare i tempi dell'aumento della contribuzione a carico loro (e dei datori di lavoro) costruendo i presupposti per garantire in futuro pensioni migliori. Un intervento che dovrebbe rivedere da un lato il regime dei minimi, modificato nella legge di stabilità, e la diminuzione delle aliquote previdenziali che dal prossimo anno saliranno dal 27,72 al 29,72 per cento. Un costo insostenibile per molti giovani professionisti.

Il regime fiscale dei minimi, fino ad oggi, prevede che le partite Iva under 35 siano sottoposte ad un prelievo del 5% sull'Irpef. Dal prossimo anno, per effetto della manovra, salirà al 15%. Ma non solo. Il nuovo regime prevede una forfettizzazione del reddito imponibile, mentre il vecchio regime dava la possibilità di portare in deduzione, senza alcun limite, i costi relativi all'attività. Inoltre le regole che stanno per andare in soffitta prevedono un tetto massimo di 30 mila euro mentre il nuovo sistema sì ferma a 15 mila.

In pratica, se prima i freelance potevano garantirsi l'accesso al regime agevolato con un fatturato fino a 30mila euro, da gennaio dovranno restare sotto i 15mila euro. Per i commercianti, invece, il tetto è salito da 30 a 40mila euro. In Via XX Settembre sono convinti che la soluzione migliore sia una armonizzazione dell'aliquota intorno al 15% per tutti con un tetto fissato a 20-30 mila euro.

Con la Stabilità, inoltre, non si è posto alcun correttivo a una norma risalente al periodo Monti-Fornero, che prevede l'aumento dei contributi Inps per coloro che sono iscritti alla gesitone separata. Da qui al 2018, la soglia dell'aliquota passerà dal 27 al 33%, con un gradino al 29% già dal prossimo anno. Una situazione che ha portato l'associazione Acta dei freelance a lanciare l'allarme della "fuga dalla Gestione separata Inps". Insieme ad altre associazioni, ha fatto notare che tra commercianti e gestione separata significa tendere verso "un divario di oltre 9 punti" percentuali. "Oggi la differenza di 4 punti tiene legati alla Gestione separata Inps molti freelance, ma domani, con 9 punti di divario, la fuga sarà questione di sopravvivenza.

Seguifb

Zedde

Le domande delle lavoratrici che maturano i requisiti nel corso del 2015 non dovranno essere respinte in attesa che il Ministero del Lavoro decida sull'estensione di un anno del regime.

Kamsin La fine del 2014 riserva alcune importanti novità per quanto riguarda l'opzione donna. Com'è noto si tratta della possibilità offerta alle lavoratrici di conseguire prima la pensione in presenza cioè di almeno 35 anni di contributi e un'età non inferiore a 57 anni e tre mesi (lavoratrici dipendenti) ovvero 58 e tre mesi (autonome). Unica condizione: optare per il calcolo di tutta la pensione con la regola contributiva.

L'opzione è stata salvata dalla riforma Fornero del 2012 che ha allungato l'età per la pensione a 63 anni e 9 mesi (dipendenti del privato) e a 66 anni e 3 mesi (impiegate pubbliche). Nella circolare Inps 35/2012 l'Istituto ha precisato che le lavoratrici possono avvalersene soltanto se, entro il termine del 31 dicembre 2015, riescono a ricevere la liquidazione della pensione (cioè la decorrenza) e non solamente a maturare i requisiti (cioè il diritto). In pratica, nel calcolo del termine per l'opzione (31 dicembre 2015), deve tenersi conto anche della finestra mobile di 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi.

L'Inps con gli ultimi messaggi di dicembre diramati in proposito, ha indicato, tuttavia, che le donne che maturano i requisiti nel 2015 possono comunque presentare la domanda di pensione. Nello specifico nei messaggi, l'Ente assicuratore ha precisato che le donne lavoratrici con un'età anagrafica di 57 anni e 3 mesi e 35 di contributi, conseguiti nel corso del 2015, anche se la decorrenza del trattamento pensionistico è successiva al 31 dicembre 2015, non devono essere rigettate ma "tenute in evidenza" in attesa che il Ministero del Lavoro decida sull'eventuale stralcio dei limiti imposti dalle attuali Circolari. Le domande, pertanto, non saranno rigettate ma tenute al momento in sospeso (limitatamente a quelle provenienti dalle lavoratrici che maturano i requisiti durante l'anno 2015).

Un esempio può aiutare a comprendere cosa cambia. Prima della novità dell'Inps la domanda di pensione volta a fruire dell'opzione donna di una lavoratrice che ha raggiunto, ad esempio, i 57 anni e 3 mesi di età e 35 di contributi nel maggio 2015 sarebbe stata rigettata in quanto la decorrenza della prestazione si sarebbe verificata dal 1° giugno 2016, oltre la deadline stabilita dalla Circolare Inps 35/2012 (cioè del 31 Dicembre 2015). Ora invece la domanda non sarà rigettata ma sospesa in attesa che il Ministero decida se possono essere ammesse all'opzione donna tutte coloro che maturano i requisiti (e non la decorrenza) entro il 31 dicembre 2015. Se il Ministero aprirà alla rivisitazione dei termini le domande, tenute per ora in sospeso, potranno essere accolte.

In pratica, dunque, tutte le lavoratrici (autonome, dipendenti o del pubblico impiego) che maturano 57 anni e 3 mesi e 35 di contributi entro il 31 Dicembre potranno fare domanda di accesso all'opzione donna e attendere di conoscere l'esito del quesito posto dall'Inps al ministero del Lavoro.

L'apertura "cautelativa" dell'Inps è il risultato delle pressioni del «Comitato opzione-donna» che ha promosso la Class action contro l'Inps contro l'indebita restrizione imposta, all'improvviso, nel 2012. Le potenziali beneficiarie sarebbero circa 6 mila donne.

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