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- Roma, 20 ago. - Voto favorevole da parte dei componenti delle commissioni Esteri e Difesa del Senato, alla risoluzione di maggioranza in cui si autorizza l'invio di armi ai curdi. Le risoluzioni di minoranza non sono state messe ai voti. .
- Roma, 20 ago. - I deputati delle commissioni Esteri e Difesa della Camera hanno votato a favore delle risoluzioni di maggioranza che danno il via libera all'invio di armi au curdi iracheni. I si' sono stati 56, i no 13. Lo scrive su Twitter il deputato Pd Khalid Chaouki. Voto favorevole da parte dei componenti delle commissioni Esteri e Difesa del Senato, alla risoluzione di maggioranza in cui si autorizza l'invio di armi ai curdi. La risoluzione di maggioranza e' passata con 27 si' e 4 no. Hanno votato contro un senatore di Sel e i 3 senatori di M5S: tutti e tre della commissione Difesa del Senato, mentre erano assenti i tre senatori grillini della commissione Esteri. Le armi leggere (mitragliatrici, razzi anticarro e munizioni varie) che verranno consegnate ai curdi iracheni per fronteggiare i militanti dell'Isis "sono funzionanti ed efficienti perche' sottoposte a trattamento di conservazione nel tempo. Sono state fatte delle verifiche. Sono armi che le forze italiane non usano piu' o che sono state oggetto di confisca. Quindi, c'e' un costo zero in questa operazione, al di la' del trasporto degli armamenti che avverra' via aereo o via mare". Lo ha spiegato il ministro della Difesa Roberta Pinotti rispondendo ai rilievi sollevati da alcuni parlamentari durante il dibattito in Commissione congiunta. .
- Roma, 20 ago. - "Bisogna rendere permanenti gli 80 euro. Per realizzare questa misura occorrono 10 miliardi nel 2015, nel 2016, nel 2017. Ma bisogna farlo adesso, poi vedremo se e' una misura efficace". Lo dichiara il vice ministro all'Economia, Enrico Morando, intervenendo questa mattina ad Agora' Estate, su Rai3. "Sul fisco - prosegue il vice ministro - bisogna fare un secondo step. Il primo e' stata la riduzione del 10% dell'Irap. Io propongo che si agisca attraverso il meccanismo della franchigia. L'Irap ha un aspetto molto negativo. Piu' dai lavoro piu' paghi dio Irap. Bisogna intervenire su questo versante". .

Accantonato per ora un prelievo sulle pensioni d'oro e d'argento, una delle ipotesi sulla quale il governo sta lavorando, secondo quanto anticipa oggi il Messaggero, è quella di prorogare per altri due anni il blocco delle retribuzioni del pubblico impiego. Kamsin Dal 2010, ormai, 3,3 milioni di lavoratori dello Stato si vedono negare da governi di vario colore il rinnovo contrattuale: una misura che è stata confermata dall'ultima legge di Stabilità fino alla fine del 2014. Per l'indennità di vacanza contrattuale, invece, è previsto uno stop ai valori del 2012 fino al 2017. La stretta sugli stipendi degli statali ha permesso di risparmiare, tra il 2010 e il 2014, circa 11,5 miliardi di euro. Il nuovo blocco della contrattazione inserito dal governo Letta nella manovra finanziaria ha permesso ulteriori risparmi per altri 5 miliardi di euro, grazie non solo al congelamento delle retribuzioni, ma anche al blocco del turn over fino al 2018.

Un impatto questo che il Def 2014 ipotizza di estendere al prossimo anno. I tecnici di via XX Settembre hanno infatti scritto che «nel quadro della legislazione vigente, la spesa per redditi da lavoro dipendente delle Pa è stimata diminuire dello 0,7% per il 2014, per poi stabilizzarsi nel triennio successivo e crescere dello 0,3 per cento nel 2018, per effetto dell'attribuzione dell'indennità di vacanza contrattuale riferita al triennio contrattuale 2018/2020». Di taglio in taglio, in effetti, i dipendenti pubblici nel giro di 5 anni hanno visto ridursi il salario reale del 14,6%. Con un sacrificio pro-capite che la Cgil quantifica in circa 4 mila euro. Il carico, ovviamente, cambia a seconda della mansione svolta: un impiegato ministeriale con meno di 30 mila euro lordi di stipendio ha dovuto rinunciare a circa 2.800 euro lordi, che diventerebbero 4 mila con il prolungamento al 2015 e 2016. Il salasso cresce salendo i gradini della gerarchia: sono 8.900 euro per un dirigente di seconda fascia, e arriva ai 19 mila euro di un ministeriale apicale e se lavora per un ente pubblico non economico Inps, Aci o Istat si sorpassano i 21 mila euro.

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Renzi boccia l'idea di chiedere un contributo di solidarietà a chi riceve una pensione calcolata con il metodo retributivo, oltre una certa soglia.

Kamsin Sull'ipotesi del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti di introdurre un contributivo di solidarietà (aggiuntivo rispetto a quello già attualmente previsto dalla legge di stabilità 147/2013) per finanziare un intervento in favore degli esodati (ma anche di altre categorie di lavoratori, come ad esempio i precoci) si è scatenata la bufera. La proposta che mira ad inserire un prelievo sulle pensioni più alte calcolate con il vecchio metodo retributivo ha infatti trovato subito contrari i sindacati, le associazioni dei manager, una stessa parte del Pd, gli alleati del Ncd e Forza Italia.

L'idea non è piaciuta nemmeno al premier Matteo Renzi che ieri ha seccamente smentito il titolare del Dicastero di Via Veneto indicando che un'ipotesi del genere, proposta da Cottarelli nel Marzo scorso era stata già bocciata dal governo. E dunque non sarà riproposta nelle legge di stabilità. Nemmeno in una forma surrogata. Anche perchè i tempi sono molto stretti (il governo deve presentare la legge di stabilità entro il 15 Ottobre) e lo studio di un simile intervento sarebbe piuttosto complesso. Certo è, comunque, che la legge di stabilità sarà l'ultima chiamata per il governo per dare una risposta soddisfacente, dopo i vari annunci, ai tanti capitoli aperti sul fronte previdenza. Ma le risorse, complice anche il peggioramento del Pil, sono sempre piu' esigue.

Poletti ha bisogno di risorse e sa come tutti  che realizzare la prossima legge di Stabilità ( dai 23 ai 25 miliardi) agendo esclusivamente sul versante dei tagli di spesa non sarà affatto semplice. Solo per salvaguardare circa 170 mila esodati sono stati necessari più di 11 miliardi. E dall'inizio della crisi ogni anno è andato alla cassa integrazione in deroga ( quella cioè finanziata conta fiscalità generale e non con i versamenti delle imprese) oltre un miliardo di euro. Ben si comprende quindi come l'idea di Poletti, per quanto criticata, avrebbe potuto portare "denari" per realizzare quegli interventi tanto sbandierati nelle scorse settimane dall'esecutivo sulle pensioni. 

Molte sono infatti le questioni sulla previdenza che dovranno essere affrontate entro l'autunno. Prima di tutto c'è l'introduzione di soluzione strutturale al fenomeno degli esodati (si vuole realizzare una sorta di scivolo che accompagni alla pensione per coloro che hanno perso il lavoro) e la sterilizzazione delle penalizzazioni per i lavoratori precoci. Già a fine mese si dovrebbero poi conoscere le intenzioni di Renzi sui quota 96 della scuola e, sempre con la legge di stabilità, potrebbe essere rilanciata l'opzione donna per concedere un anticipo dell'età pensionabile al prezzo di un assegno calcolato totalmente con il sistema contributivo. Piu' difficile un intervento sulle ricongiunzioni onerose e sulle pensioni minime così come l'estensione del bonus degli 80 euro ai pensionati.

Nessuna novità, invece, sul fronte dell’età pensionabile che resterà quella fissata dalla legge Fornero (67 anni o 42 anni e 6 mesi di contriubuti) anche perché un cambio di rotta su questo fronte non verrebbe approvato da Bruxelles.

E nella legge di Stabilità potrebbe infine essere inserito un tetto alle pensioni calcolate pro rata con il metodo contributivo. In mancanza di un limite, infatti, oggi alcune categorie che possono andare in quiescenza con oltre 70 anni di età (dai professori universitari ai magistrati), riescono a maturare un assegno pensionistico pari al 100 per cento, ma anche oltre, dell’ultima retribuzione.

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