Un breve vademecum sulle modalità di pensionamento per gli assicurati presso l'Inpgi dopo la Riforma del 2017. Nel biennio 2021-2022 l'età per la vecchiaia resta confermata a 67 anni e quella di anzianità a 62 anni e 5 mesi età unitamente a 40 anni e 5 mesi di contribuzione. Sia per gli uomini che per le donne.

Inpgi

L'Inpgi, anche conosciuto come istituto Giovanni Amendola, è l'istituto gestisce la previdenza dei giornalisti professionisti e praticanti nonchè dei giornalisti pubblicisti che hanno un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica. L'istituto ha connotazione del tutto peculiare rispetto alle altre forme di previdenza obbligatorie in quanto è l'unico ente che amministra una forma sostitutiva dell'assicurazione generale obbligatoria in regime di diritto privato a seguito della privatizzazione del Dlgs 509/1994.

Da ciò discende che le norme sulla previdenza pubblica obbligatoria, destinate ai lavoratori assicurati presso l'Inps, non risultano spesso direttamente applicabili ai lavoratori del settore. Ad esempio alla forma pensionistica non è applicabile la pensione con "Quota 100". La normativa applicabile agli assicurati presso l'Inpgi trova, pertanto, fondamento nel regolamento delle attività istituzionali del Fondo che è sottoposto, comunque, alla vigilanza del Ministero del Lavoro e del Ministero del Tesoro.

L'Istituto al pari delle altre casse professionali eroga una gamma di prestazioni previdenziali nei confronti degli assicurati nella nomenclatura del tutto simile alla quelle corrisposte verso la generalità dei lavoratori iscritti presso l'Inps seppur con regole e criteri diversi dall'assicurazione comune dato il regime privatistico e di autonomia dell'istituto. In particolare la Fondazione eroga i trattamenti previdenziali di vecchiaia, anzianità, invalidità e superstiti, i trattamenti economici contro la tubercolosi; la disoccupazione e la cassa integrazione, gli assegni per il nucleo familiare; i trattamenti per la maternità e l'infortunio.

I requisiti per la pensione

Dal 1° gennaio 2017 è entrata in vigore la Riforma dell'Inpgi con l'obiettivo di assicurare l'equilibrio di bilancio della Fondazione nel medio lungo periodo. L'indicato regolamento ha avuto il pregio tra l'altro di introdurre, nel rispetto del pro rata, il sistema di calcolo contributivo nella gestione con riferimento alle anzianità contributive maturate dalla predetta data in poi, un intervento del tutto analogo a quanto avvenne nel 1996 nel regime Inps con la Legge Dini.

Dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2022 gli iscritti alla gestione assicurativa, sia uomini che donne, possono accedere alla prestazione di vecchiaia al raggiungimento di 67 anni unitamente ad almeno 20 anni di contributi. In alternativa è possibile accedere alla pensione di anzianita' con un minimo di 62 anni e 5 mesi di età unitamente a 40 anni e 5 mesi di contributi oppure, a prescindere dall'età anagrafica, al raggiungimento dei requisiti vigenti nell'AGO e cioè: 41 anni e 10 mesi di contributi (42 anni e 10 mesi gli uomini) più una finestra mobile di tre mesi dalla maturazione del predetto requisito. Tutti i predetti requisiti formano oggetto di adeguamento alla speranza vita ISTAT. Naturalmente chi ha raggiunto i requisiti pensionistici previgenti entro il 31 dicembre 2016, cioè prima dell'entrata in vigore del nuovo regolamento istituzionale, mantiene la facoltà di andare in pensione con le previgenti regole.

A differenza del sistema gestito dall'Inps il regolamento Inpgi prevede, per i giornalisti che non abbiano raggiunto il minimo di 20 anni di contributi all'età prevista per il pensionamento di vecchiaia, la possibilità di chiedere una indennità una tantum pari all’importo dei contributi effettivamente versati nell’assicurazione invalidità vecchiaia e superstiti (art. 5 Regolamento Inpgi).

Contributi Misti

Si rammenta che il requisito contributivo di 20 anni utile per la pensione di vecchiaia può essere raggiunto anche cumulando la contribuzione presente in tutte le gestioni INPS (anche ex-Enpals e Ex-Inpdap) nonché presso la "gestione Inpgi 2". Il requisito contributivo per la pensione di anzianita', invece, può essere integrato solo con la contribuzione versata nell'assicurazione generale obbligatoria dell'INPS (gestione privata) ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 1122/1955 (cd. legge "Vigorelli"). In alternativa gli iscritti possono ricorrere alla totalizzazione nazionale di cui al dlgs n. 42/2006, al cumulo dei periodi assicurativi o alla ricongiunzione onerosa ai sensi della legge n. 29/79.

Le altre prestazioni

Oltre alla prestazione di vecchiaia e di anzianita' l'istituto riconosce anche la pensione ai superstiti dell'assicurato o pensionato deceduto (nella forma della pensione di riversibilità e indiretta) e la pensione di invalidita' nei confronti dell'assicurato che sia riconosciuto totalmente e permanentemente inabile ad esercitare l'attività professionale giornalistica a condizione che risultino versati in suo favore almeno 180 contributi mensili, ovvero non meno di 60 dei quali almeno 12 nel quinquennio precedente la domanda di pensione (tranne nel caso in cui sia riconosciuta la causa di servizio) e che sia intervenuta la cessazione effettiva dell'attività professionale giornalistica. 

L'Inpgi riconosce il supplemento di pensione per i contributi versati o accreditati dopo la decorrenza della pensione. La prestazione non può essere chiesta prima che siano trascorsi almeno due anni dalla data di decorrenza della pensione o del precedente supplemento (in deroga, il primo supplemento può però essere liquidato al momento della cessazione del rapporto di lavoro). L'Istituto eroga anche la pensione supplementare ove l'iscritto risulti titolare diun trattamento di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria o di forme sostitutive, esonerative o esclusive, ove i contributi accreditati presso l'Inpgi non siano sufficienti per il conseguimento del diritto a pensione autonoma. 

Peculiarità

A differenza del regime obbligatorio pubblico l'Inpgi ha mantenuto regole specifiche riguardo alla cumulabilità del trattamento pensionistico con i redditi da lavoro. In particolare se le pensioni di vecchiaia sono interamente cumulabili con i redditi di lavoro autonomo e dipendente quelle di anzianità, se liquidate con meno di 40 anni di contribuzione e prima dell'età di vecchiaia, sono cumulabili con i redditi da lavoro dipendente e autonomo fino al limite massimo di 22.524,13 mila euro (anno 2021) mentre la quota di reddito eccedente tale limite è incumulabile fino a concorrenza del 50% del predetto trattamento pensionistico, al netto della quota cumulabile.

La Riforma del 2017 ha imposto ai pensionati INPGI nel triennio 2017-2019 un contributo di solidarietà sulle quote di pensione superiori a 38mila euro annui lordi. La legittimità del prelievo è stata contestata ed ha prodotto un ampio contenzioso legale il cui esito è ancora incerto.

Le pensioni dirette e di invalidita' a favore dei soggetti in possesso di anzianità contributiva entro il 31.12.2016 non possono essere inferiori al trattamento minimo inps dei lavoratori dipendenti (circa 558 euro lordi mensili). Nel caso in cui la pensione a calcolo sia inferiore l'Istituto corrisponde un'integrazione riassorbibile da eventuali supplementi. E' prevista, inoltre, una pensione non contributiva a favore dei soggetti con almeno un anno di contributi che all'età di vecchiaia non abbiano raggiunto un diritto a pensione (oppure siano inabili) e che non dispongano, unitamente all’eventuale coniuge convivente, di redditi imponibili ai fini IRPEF complessivamente superiori all’importo dell’assegno sociale. 

Inpgi 2

Regole specifiche riguardano invece i giornalisti professionisti e pubblicisti che esercitano attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione o che svolgono attività lavorativa di natura giornalistica nella forma della collaborazione coordinata e continuativa. Costoro risultano iscritti presso la Gestione Separata dell'Inpgi (cd. "Inpgi 2") e sono destinatari di un calcolo interamente contributivo.

Gli iscritti alla gestione mantengono requisiti e prestazioni differenti rispetto al regime generale. In particolare il trattamento pensionistico può essere conseguito con 66 anni unitamente a 20 anni di contribuzione oppure a 63 anni unitamente a 20 anni di contributi a condizione che il rateo pensionistico non sia inferiore a 1,5 volte l'assegno sociale oppure, ancora, con 40 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica. I predetti requisiti non formano oggetto di adeguamento alla speranza di vita ISTAT.

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